mercoledì 26 ottobre 2011

Gerontocrazia: avanti i vecchi, i giovani a casa


Terminato il racconto della storia di Nauru proviamo a capire ciò che in breve questa storia ci ha insegnato. I Naurani si sono trovati in possesso di una grande fortuna derivante da una fonte di ricchezza naturale, i fosfati. I Naurani non sono stati in grado però di gestire questa grande ricchezza per creare condizioni di sviluppo e di benessere duraturo. Che cosa, in sintesi, hanno sbagliato i Naurani? In estrema sintesi i Naurani non hanno investito i fondi derivanti dai fosfati in investimenti di sviluppo, bensì si sono accomodati su investimenti conservativi, delle rendite immobiliari. Tali investimenti permettevano di generare proventi certi a fronte però di rendimenti normali ma soprattutto di nulle opportunità di sviluppo futuro. I soldi di Nauru insomma furono "messi a reddito" anziché essere investiti in progetti o attività capaci di rimpiazzare la fine dei giacimenti di fosfati. Quali potevano essere questi progetti? Difficile (o facile) a dirsi ex-post, ma i veri e più classici investimenti in sviluppo ruotano tutti attorno ad una medesima base: la valorizzazione del capitale umano e del suo potenziale. Perchè Nauru non ha investito nella formazione di una classe di dirigenti pubblici competenti anche in ambiti finanziari, viste le immani ricchezze da gestire? Perchè non ha investito nella formazione di una classe di ingegneri capaci di seguire e monitorare l'andamento dei giacimenti di fosfati in modo da predirne per tempo la fine e avvisare per tempo i politici della necessità di rimpiazzare questa risorsa? Perchè non ha investito nell'arricchimento delle infrastrutture e dell'offerta turistica dell'isola? Perchè semmai non ha anticipato la soluzione di costituire un sistema off-shore con un sistema bancario moderno ed efficiente? I Perchè potrebbero sprecarsi ora, ma non dobbiamo sprecare altro tempo, dobbiamo serbare ed appropriarci della storia di Nauru ed applicarla a nuovi casi problematici. La domanda sorge dunque spontanea: ma l'Italia, il nostro Bel Paese, assomiglia a Nauru? La risposta immediata (e per alcuni ovvia) è un "no". Perchè è un "no"? Molto semplice, ci sono numerosissime differenze: Nauru è un atollo mentre l'Italia è una penisola, Nauru ha una popolazione di poche migliaia di abitanti mentre l'Italia ne ha quasi 60 milioni, Nauru aveva una fonte di ricchezza naturale mentre l'Italia è povera di risorse naturali ma ricca di altre risorse. Ecco fermiamoci su questo ultimo punto. E' vero l'Italia è povera di risorse naturali ma ricca di altre risorse. Ma per smentire l'affermazione che l'Italia non sia come Nauru dobbiamo concentrarci non tanto sulla struttura del patrimonio della nazione ma sulla capacità di conservarlo. Quindi la domanda giusta da porre è la seguente: ma l'Italia, il nostro Bel Paese, assomiglia a Nauru in quanto a capacità di gestire le sue ricchezze? E qui la risposta è molto meno scontata. L'Italia è povera di risorse naturali ma ricca di capitale umano che produce i suoi frutti in numerosi ambiti come la moda, il design, le auto, il cibo e più in generale l'arte. Ma l'Italia sta gestendo in modo corretto il suo capitale umano? L'Italia, mutuando dalla storia di Nauru, sta investendo nello sviluppo del suo capitale umano per garantirsi condizioni di sviluppo per il futuro? L'ago della risposta inizia ora a pendere più dalla parte del "no". Quali sono le problematiche che non permettono all'Italia di investire nello sviluppo del suo capitale umano? Forse molte ma iniziamo da una molto semplice: gerontocrazia. La gerontocrazia, e già dal nome sembra una malattia, è la concentrazione del potere su persone anziane (andate a leggervi la definizioni di Wikipedia e poi ditemi se non ci riconoscete la descrizione dell'Italia, http://it.wikipedia.org/wiki/Gerontocrazia ). La concentrazione del potere nelle mani degli anziani non permette ai giovani di emergere quindi non permette a una nazione di investire nello sviluppo del suo capitale umano. Recentemente i Giovani Imprenditori di Confindustria dal loro convegno annuale di Capri hanno lanciato delle proposte che mi hanno colpito, non tanto per il contenuto che è condivisibile (in sintesi "abbassare le tasse ai giovani, ridurre il cuneo contributivo per chi entra nel mercato del lavoro, detassare le nuove imprese, abolire il valore legale dei titoli di studio"), tutte in favore di uno slancio verso gli investimenti di sviluppo in capitale umano. Ma le loro proposte mi hanno colpito per i mittenti cui i Giovani Imprenditori di Confindustria le hanno rivolte e ai quali chiedono di condividerle. In particolare i Giovani Imprenditori di Confindustria, oltre che al Presidente del consiglio (ultrasettantenne), le hanno rivolte al Presidente della Repubblica, ultraottantenne! Il fatto che il Presidente della Repubblica le abbia condivise e questo abbia reso "felici" i Giovani Imprenditori, come se avessero ottenuto qualcosa mi ha mosso una grande tenerezza nei loro confronti. Questa situazione mi ha ricordato quella dei nipotini che chiedono al nonno un commento sui loro scarabocchi e lui gli risponde "Siete dei grandi artisti!"...insomma facciamogli un complimento così cresce la loro autostima, d'altronde sono bambini!!! Ma che senso può avere quello di affidare la Presidenza di una nazione ad un ultraottantenne e chiedergli di occuparsi del futuro del capitale umano? Nel nostro Bel Paese il primo problema è la gerontocrazia e l'unico modo di combatterla e limitarla è quello di inserire un limite massimo all'assunzione di cariche per lo svolgimento dei compiti di Presidente del Consiglio e di Presidente della Repubblica. La mia proposta: massimo 60 anni per l'assunzione dell'incarico di Presidente del Consiglio e massimo 65 anni per l'assunzione della carica di Presidente della Repubblica. Nel prossimi blog seguirà la disamina di altri problemi che affliggono il nostro Bel Paese e ne inibiscono lo sviluppo del suo capitale umano, principale fonte di ricchezza dell'Italia.

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