domenica 4 marzo 2012

Distruggere la Vecchia Politica.


Un governo tecnico non è un governo politico, non rappresenta i cittadini. Deve essere solo una parentesi, necessaria, ma pur sempre una parentesi. Invece ultimamente i rappresentanti della Vecchia Politica (le principali sigle Pd-Pdl-Udc ma anche altre minori) sembrano desiderare che questa tipologia di governo rimanga "mutando pelle" sotto le loro sigle. Forse perchè questo governo in pochi mesi è stato in grado di fare qualcosa, in parte discutibile ma pur sempre qualcosa, rispetto al sostanziale nulla dei precedenti governi (di destra/sinistra/centro che fossero). Quei vecchi partiti espressione della Vecchia Politica erano troppo impegnati nel Gioco della Vecchia Politica, nelle sue paludi, nei suoi meccanismi di prebende e favori, nelle sue falsità, da non aver avuto tempo da dedicare ad azioni concrete per la società e per i cittadini (al di là degli slogan falsi e delle statistiche spesso manipolate). E' necessario che ora i cittadini si facciano sentire, direttamente, per avviare una Nuova Politica. Una Nuova Politica che non sia il semplice "make-up" di quella Vecchia (cambiando simboli, slogan o "vestendo" il governo tecnico di una "veste politica"). I cittadini oggi hanno tutti i mezzi per farsi sentire, partecipare direttamente, cambiare le regole, stravolgere i risultati scontati e distruggere gli altarini. Il Pd anni fa introdusse le "Primarie", come evento propagandistico per affermare merito e democrazia nel loro Partito. In realtà era solo una grande pagliacciata dove i risultati erano pilotati affiancando al candidato-forte scelto dal Partito (e non dai cittadini e non per meriti o capacità) altri candidati-macchiette "deboli". Il risultato era scontato. Come i concorsi universitari "taroccati" Italiani (su questo tema tornerò a breve con un caso concreto che vi racconterò nei dettagli). Poi quando i cittadini hanno deciso di svegliarsi un pò hanno capito che potevano utilizzare seriamente lo strumento delle "Primarie". Ed ecco che gli esiti sono stati meno scontati. A Milano è stato ad esempio eletto Pisapia, totale outsider, al posto di Boeri, "favorito" dal partito. A Palermo il risultato delle "Primarie" di questi giorni non è per nulla scontato. A Firenze Renzi ha acutamente capito il dissenso che si stava creando nel "popolo di sinistra" e si è messo a capo di quelli che lui definisce i "rottamatori", che in realtà sono solo cittadini che vogliono farsi parte attiva. E' necessario tornare ai Partiti-Popolo o al Popolo-Partito. Nella sostanza però, non solo nella forma. Non basta chiamarsi "Popolo della Libertà" per dire che il "popolo partecipa direttamente", se poi a maggior ragione si seguono sistemi della Vecchia Politica, promuovendo persone incapaci, modelle che hanno prestato la carne perchè di cervella non ne avevano, "figli di qualcuno" impresentabili e che fanno dichiarazioni a dir poco imbarazzanti se comparate al loro vergognoso Curriculum (vedi post precedente). La Lega Nord è stata negli ultimi anni la principale forza politica a rappresentare l'emblema del Partito-Popolo, tanto è vero che è stata in grado di rimpiazzare e letteralmente sradicare le forze comuniste locali, i cui elettori sono confluiti nelle file della Lega. Poi però si è persa. La Lega si è persa nelle paludi della Vecchia Politica. Ora prova a rialzare la testa con le urla e gli schiamazzi. Come dire "No no ci siamo ancora". Ma queste urla nessuno le vuole più sentire. La gente non vuole ascoltare. I cittadini hanno bisogno di agire. Agire per costruire una Nuova Politica. Che non sia il governo tecnico che al posto del Loden si è messo addosso una cravatta di Marinella e un vestito di Caraceni.

martedì 24 gennaio 2012

Quando il troppo stroppia. Ora i giudizi li do io. Michel "Saetta" Martone

Pensavo di aver portato il mio livello di sopportazione ai massimi livelli. Pensavo che dopo la Carfagna come Ministro e la Minetti come Consigliere Regionale (in Lombardia peraltro!) avessimo toccato il fondo. Invece mi devo contraddire quando oggi scopro che abbiamo un vice-Ministro, tale Michel (che fine ha fatto l'ultima "e"?) Martone, che mi fa rimpiangere Cicciolina come deputata. Questo vice-Ministro si pronuncia e dice che chi si laurea dopo i 28 anni è uno "sfigato". Mi è chiaro il messaggio, peraltro banale "è meglio laurearsi in fretta che dormire all'università". Ma il concetto è sbagliato. Se uno si professa liberista, come questo Martone, deve esserlo fino in fondo. Io sono liberista quindi accetto e non denigro chi si laurea anche a 30 anni, 40 anni, 50 anni. Ognuno, secondo il mio pensiero, è libero di fare ciò che vuole e che meglio crede. L'importante semmai è che poi la società non premi chi poltrisce per anni all'università. In Italia purtroppo chi passa 20 anni "studiando" senza lavorare (quindi non è chi deve lavorare e può solo studiare lentamente) può essere anche premiato per le combinazioni schifose di nepotismo, familismo amorale ed altro di cui ho già parlato. Mi preoccupa altrettanto chi, laureandosi anche in fretta e bene, fa un "carrierone" nel nostro Paese poichè non credo che fino ad oggi il nostro Paese sia stato in grado di riconoscere e premiare il merito e riconoscere le genialità intellettuali o professionali. E' proprio il caso di Martone che laureatosi in fretta ha poi fatto anche carriera universitaria in fretta. E che fretta! A 32 anni era già Professore Ordinario. Lo potremmo quindi soprannominare "Fulmine". Ma dove ha fatto questo carrierone? Forse in qualche sede di eccellenza ed illuminata capace di riconoscere il merito? Alla Bocconi di Milano? All'Università Normale di Pisa? Alla Sant'Anna di Pisa? All'Università di Pavia (visto che è una delle migliori per giurisprudenza)? Alla Cattolica di Milano? Dove? All'Università di Teramo...e che lavoro scusate faceva il padre di questo "genio"? L'operaio? Il meccanico? L'impiegato? Cosa faceva? E' figlio di Antonio Martone, avvocato di Cassazione ed ex Presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati (leggasi Lobby della Magistratura). Ah ecco, bene si! Fantastico "Fulmine". Un "Fulmine" di guerra. Caro "Fulmine" io ti sfido dove vuoi tu, in data e luogo da decidere, a parlare di "liberismo", mercati ed economia "aperta", economia dello sviluppo e della crescita. Ti sfido ufficialmente, io Alberto Dell'Acqua, docente di Finanza Aziendale dell'Università Bocconi (cercami su Scopus, il database della ricerca internazionale, io lì ci sono). Per chiudere questo breve post scritto più di istinto che di pensiero la mia mente va alle tante persone, molte a me vicine, che hanno lavorato duro mentre studiavano per pagarsi gli studi e magari hanno finito di laurearsi un pò fuori corso. Molte di queste persone non si sono mai lamentate, hanno lavorato e studiato umilmente, erano soddisfatte di sudare per potersi permettere di studiare. Ho grande rispetto e stima di queste persone. Io che ho studiato e mi sono laureato a 23 anni grazie ai miei genitori che mi hanno supportato e non mi hanno fatto mai mancare nulla (non ho dovuto pertanto lavorare per pagarmi gli studi) mi sento, sì lo dico, un pò una "merda" al cospetto di chi ha lavorato in silenzio, ha studiato e si è laureato con un sorriso "fuori corso". Mi sento io un pò lo "sfigato". Ahiahiaiaiaiai...come rimpiango Cicciolina, come la rimpiango. Vi prego, dato che Cicciolina è ancora stipendiata dal Governo Italiano riprendiamocela. Poveretta non starà nemmeno lavorando più nel porno che è vecchia ormai. Facciamo uno scambio: prendiamo Cicciolina come vice-Ministro e diamo Martone al cinema Porno (tra l'altro lui si che è un figo, se lo dice da solo!). Che poi come si chiama? Michele? Michael? Michelle (alla francese"?

domenica 15 gennaio 2012

Eziologia del mancato sviluppo Italiano.


Che cosa vuol dire Eziologia? E' molto semplice, è la ricerca dei fattori che determinano un particolare evento o processo. Nel caso in questione, l'evento o il processo di cui ricercare le determinanti è il "mancato sviluppo dell'Italia", cioè, in breve, la ricerca di quei fattori che rallentano o impediscono lo sviluppo nel nostro Paese. In realtà di alcuni fattori abbiamo già parlato (Gerontocrazia, Diritto acquisito/cumulo di incarichi, Famiglia "amorale") ma l'elenco non si esaurisce qui (purtroppo)! Altri fattori sono alla base del mancato sviluppo e mi ero ripromesso di analizzarli in un apposito post, per avere una visione completa del problema. Molti fattori che ora individuerò sono tra loro interconnessi e in parte spiegano e costituiscono, oppure sono prodotti ed a loro volta sostengono, gli altri tre macro fattori già analizzati (Gerontocrazia, Diritto acquisito, Famiglia amorale). Per arrivare subito al dunque elenco questi fattori: 1) lobby/corporativismo, 2) questione meridionale, 3) evasione fiscale, 4) certezza del diritto, 5) pubblica amministrazione, 6) provincialismo. Vediamoli brevemente uno ad uno. 1) Lobby/corporativismo: ricordo ancora uno dei concetti trattati nel corso di "Organizzazione aziendale" quando ero studente universitario. Il mio professore di quel corso un giorno trattò delle diverse forme di organizzazione sociali che possono essere replicate nell'organizzazione di aziende. Tra queste citò della forma del "clan", e disse che in Italia era la più diffusa. D'altronde la famiglia è un clan. L'azienda famigliare è infatti organizzata come un clan (ed ovviamente anche la "Famiglia Amorale"). Ma il clan non ha solo a che fare con la famiglia e l'azienda famigliare ma anche con una serie di organizzazioni sociali presenti nel contesto Italiano (mi verrebbe da dire...praticamente tutte!). Le associazioni di categoria, le professioni, i gruppi di interesse, etc. etc. tutti si basano sulla forma dei clan. Il clan è in fin dei conti un "gruppo che condivide qualcosa", potrebbe essere un gruppo di amici, come quelli di "Amici Miei" che condividevano un momento goliardico, oppure un gruppo di amici che condivide un interesse economico/professionale. Quando il clan condivide un interesse economico/professionale allora produce "corporativismo" per la difesa di quell'interesse e la strenua opposizione a chi quell'interesse minaccia. Il clan stabilisce i propri criteri di ingresso e di "salita" della sua scala gerarchica, non ama la concorrenza ed osteggia chi esercita una attività concorrenziale che riduce l'interesse economico del clan. In sintesi, frena lo sviluppo, limitando altri non facenti parte del clan di fare la stessa cosa in modo migliore. E' molto difficile combattere i clan, soprattutto se si organizzano in forme occulte e malavitose. Bisogna comunque combatterli. Quelli visibili devono essere combattuti con le armi del diritto privandoli della possibilità di rendere esclusivo il loro club (vedi ordini professionali). Quelli illegali e malavitosi vanno combattuti con le armi della sicurezza, della polizia e della cultura. 2) Questione meridionale: qui la mia mente va alle lezioni di "Letteratura italiana" del Liceo, in cui spesso il nostro ottimo docente citava fatti storici per spiegarci i prodotti letterari di un certo periodo storico. Un fatto storico che lui citò e che mi rimase impresso è che la prima ferrovia in Italia fu realizzata al Sud! Alla faccia di chi dice che il Sud è sempre in ritardo e non produce quanto il Nord! Però ricordo anche molto bene che il docente disse che al Sud la ferrovia, prima in Italia, venne utilizzata solo ed esclusivamente per viaggi di piacere. Pochi anni dopo, anche il Nord, forse copiando il Sud, si dotò di ferrovie, ma le utilizzò per il commercio e per i trasporti di merci, migliorando la propria economia. Qualcuno semplicisticamente potrebbe dire che il Nord è meglio del Sud, così facciamo ripartire l'annosa polemica "Nord-Sud" ed arriviamo a dire che l'unica soluzione è la divisione, la spaccatura, data l'oggettiva incompatibilità. In realtà, ricordando che la prima ferrovia fu costruita al Sud e non al Nord ma usata meglio al Nord, dovremmo cercare di trarre il meglio da entrambi. L'inventiva del Sud e la pragmaticità del Nord. Ci abbiamo mai provato? Potremmo provarci. Facciamo un patto Nord-Sud. Il Nord sostiene lo "ricerca e sviluppo" del Sud, il Sud produce idee e realizza nuovi progetti, il Nord li gestisce e li sfrutta economicamente. Questo in realtà già succede in molti ambiti. Ad esempio ci sono molti imprenditori del Nord che sviluppano iniziative nel settore turistico del Sud. Un imprenditore del Nord gestisce alberghi o ristoranti in posti molto belli del Sud dove vengono servite prelibatezze frutto della fantasia e genialità del Sud. Bene, formalizziamo questa cosa con un patto istituzionale a livello nazionale "Nord-Sud". Se io imprenditore-pragmatico del Nord investo 100.000 euro in progetto di sviluppo di un nuovo ambito turistico del Sud che tu "artista del Sud" ti impegni a sviluppare (e per questo ti do i soldi) allora io dopo che tu lo hai realizzato posso venire nel Sud e sfruttare economicamente quel tuo progetto, magari sugli introiti stabiliamo anche che una parte dei profitti torni a te sotto forme diverse (tasse locali, diritti di opera d'ingegno, etc.). 3) evasione fiscale: annosa questione, ma il mio punto di vista su questo tema è molto chiaro: l'evasione fiscale in Italia è una forma di difesa da una tassazione iniqua. Si è vero, spesso c'è qualcuno che se ne approfitta ed esagera, e va pertanto punito, però prima di fare questo è necessario dividere tra chi lo fa come forma di difesa (molti) e chi se ne approfitta (pochi). Per fare questo bisogna rimuovere a priori la necessità di difendersi da parte di chi evade. Questo obiettivo può essere realizzato solo se si afferma un semplice concetto: chi rischia deve essere tassato meno di chi non rischia. Se un lavoratore a tempo indeterminato (ancor peggio con diritto acquisito) guadagna 100 lordi ed anche un imprenditore guadagna 100 lordi, questi due non possono trovarsi entrambi con 50 netti. Non perchè l'imprenditore è meglio del dipendente ma semplicemente perchè i 100 dell'imprenditore sono "incerti" mentre quelli del dipendente sono "certi". In Italia, oggi, l'imprenditore e il dipendente che guadagnano 100 sono tassati entrambi per circa il 50 per cento. Questo è iniquo. Se tassiamo il dipendente al 50%, dobbiamo tassare l'imprenditore al 30% (oggi è il 50% se sommiamo tassazione su utili aziendali più tassazione sui dividendi). Solo a questo punto l'imprenditore non avrà più alibi e non potrà dire "mi sono difeso" dal fisco. A quel punto chi evade è solo chi se ne approfitta e dovrà essere duramente punito. 4) certezza del diritto: poche parole bastano a chiarire il concetto. Una stessa multa presa nello stesso punto da due diversi soggetti che poi ricorrono dal giudice è giudicata in Italia in due modi diversi (caso vero): uno deve pagare, l'altro no. Ma come è possibile? E' inaccettabile. Bisogna rendere la giustizia più snella, con meno leggi e meno (contorte) interpretazioni. I giudici che sbagliano dando sentenze diverse a casi uguali devono essere "professionalmente puniti". E' necessario istituire una figura terza sempre presente (arbitro legale) che non dia un giudizio ulteriore ma ricordi al giudice come aveva giudicato lo stesso caso nella volta precedente. Se il giudice si intestardisce ad usare "due pesi e due misure" allora il suo operato va segnalato non alla Magistratura ma ad un Potere indipendente (sia anche il Comune o la Regione) che sanziona il giudice economicamente. 5) Pubblica Amministrazione (=Inefficienza). La Pubblica Amministrazione Italiana è sinonimo di inefficienza. Non c'è scampo qui bisogna renderla efficiente con azioni decise. Riscrivere i diritti dei lavoratori della P.A. stabilendo la possibilità di licenziare per improduttività. Se ciò non è possibile legare i finanziamenti degli enti locali solo al mantenimento dell'equilibrio finanziario e nel caso non sia raggiunto stabilire d'ufficio una riduzione dei salari del 50 per cento di tutti i dipendenti oppure la libertà di licenziamento per "assenza di fondi". 6) provincialismo. Spesso provincialismo è sinonimo di ignoranza, oppure limitatezza di pensiero e vedute. Bisogna combatterlo con armi culturali. Se provincialismo vuol dire espressione di identità locali allora è necessario rafforzare la conoscenza di quell'identità locale ma al tempo stesso promuovere la conoscenza delle altre identità locali e favorire lo scambio di identità, sottolineando come la diffusione di più identità migliori la società, favorisca lo sviluppo e la crescita economica (questo è statisticamente provato!). Insomma i fattori sono tanti, la guerra a questi fattori è sicuramente dura ma ce la possiamo fare. Basta evitare "slogan politici" che poi nascondono facili scorciatoie. I problemi vanno affrontati e superati. Senza indugio.

lunedì 19 dicembre 2011

Gerontocrazia + Diritti acquisiti = Montagna di debito. E chi paga?

Questo post si combina con il precedente per trasferire un concetto importante e cioè che le cause che frenano lo sviluppo si combinano tra di loro. Sono cioè "concause". A parte elencare le cause, argomento su cui torneremo, dobbiamo comprendere come esse interagiscono. Introduciamo una equazione che chiarisce l'interazione logica delle cause prima citate e ne evidenzia in termini concreti l'effetto. L'equazione è semplice da individuare. Se a fronte dello sviluppo ci possiamo aspettare una maggiore ricchezza, possiamo partire da questa prima equazione e poi costruire il suo "contrario". Con i post dedicati alla storia di Nauru era emerso come l'assenza di specifici investimenti in sviluppo avesse determinato la distruzione di una grande ricchezza. Quindi gli investimenti in sviluppo avrebbero altrimenti determinato la creazione di ricchezza. L'equazione sarebbe: Investimenti in sviluppo = Ricchezza. Non è però così semplice, parrebbe semplicistico. E' necessario introdurre un ulteriore elemento, non bastano solo gli investimenti in sviluppo ma dobbiamo introdurre una ulteriore condizione che permette agli investimenti in sviluppo di produrre ricchezza. Questa condizione è rappresentata dai "Mercati competitivi", ovvero da mercati dove gli investimenti in sviluppo possono essere valorizzati. L'equazione diventa: Investimenti in sviluppo + Mercati competitivi = Ricchezza. Ora ragioniamo sul contrario. Riprendiamo le due cause che frenano lo sviluppo, "Gerontocrazia" e "Falso Teorema del Diritto Acquisito", possiamo pensare che la prima (Gerontocrazia) freni gli investimenti in sviluppo (avete mai visto un anziano bramoso di fare investimenti in sviluppo e cioè prendersi alti rischi? Mi pare succeda nel 99% dei casi il contrario), mentre la seconda causa (Diritto Acquisito) frena, come abbiamo discusso nel post dedicato, l'accesso competitivo ai mercati. Per cui ora possiamo determinare l'equazione al "contrario": Gerontocrazia + Diritto Acquisito = Non Ricchezza. Semplice no? Ma cosa succede se a fronte di una "Non Ricchezza" io individuo (o insieme di individui e quindi Stato) voglio spendere, consumare, godere? Una soluzione c'è: mi indebito. Più spendo, senza creare ricchezza, più mi indebito. Più consumo, senza creare ricchezza, più mi indebito. Più godo, senza creare ricchezza, più mi indebito. Fino a che non ho creato una Montagna di Debito. Quando arrivo ad aver creato una montagna di debito mi si pone un problema. Difficilmente troverò qualcuno disposto a darmi ulteriore credito (che diventa ulteriore mio debito), perchè già ne ho troppo e molto probabilmente non potrò più ripagarlo. Cosa dovrei fare a questo punto? Dovrei fare un esame di coscienza, ragionare ed ammettere che forse ho esagerato. Dovrei cercare di capire le ragioni che mi hanno portato a questo eccesso di debito e cioè la mia insostenibile bramosia di spendere nonostante la mia incapacità nel generare ricchezza. Potrei allora, una volta pentito, tornare indietro. Potrei iniziare a darmi da fare seriamente, facendo investimenti in sviluppo per migliorare, lavorare e competere per guadagnare. Con i soldi guadagnati potrei quindi ripagare il debito e mettermi in una situazione di rinnovato equilibrio e di ritrovata serenità. Certo ci vorranno sacrifici, rinunce, duro lavoro. Non tutti sono disposti a farlo. Magari nemmeno io. Mi verrebbe da cercare una scorciatoia. Ma quale? Bè se il debito è solo il mio e lo devo pagare solo io è difficile trovare una soluzione. Che posso fare, scappare? Magari scappo si, fuggo in un'isola deserta. Magari fuggo a Nauru! Ma se il debito è mio e di altri insieme, come in una società (e forse sarebbe meglio scrivere Società), che posso fare. Una cosa la posso fare! Se son vecchio posso farmi eleggere governatore della società, stabilendo che vi si accede solo oltre una certa età o che l'accesso è funzione dell'età (Gerontocrazia), poi dato che faccio io le leggi dico che come Governatore della Società devo avere un certo stipendio per sempre, cioè un vitalizio e che nessuno me lo può toccare (Diritto Acquisito). Poi emano una legge e dico che "tutti, tranne chi è il Governatore, devono equamente ripagare il debito". Il gioco è fatto. Facile, troppo facile. Anche un bambino lo capirebbe. Allora poichè lo capirebbe anche un bambino dovremmo renderlo più complicato, più difficoltoso da comprendere e sviscerarlo. Dovremmo allora rivolgerci a qualche "Azzeccagarbugli" o "Dottor Sottile", uno che delle cose semplici può farne cose complesse. Dovremmo chiedere un parere se ciò è fattibile a qualche soggetto illuminato. Che ne so. Potremmo chiederlo http://it.wikipedia.org/wiki/Pietro_Ichino. Leggete pure il CV, a voi la valutazione. Io come detto non valuto.

mercoledì 7 dicembre 2011

Un vecchio problema. Altrettanto vecchi ed inutili rimedi.

Congelo per un attimo la discussione sulle cause italiane che bloccano lo sviluppo per affrontare direttamente una delle conseguenze originate da tali cause: il debito italiano. Tornerò però sull'analisi dei motivi che impediscono lo sviluppo In Italia, poichè la loro disamina non è terminata. Volevo focalizzarmi sul problema del debito per l'urgenza del tema e per i tentativi che sono stati recentemente fatti per risolverlo. La "medicina" usata dal nuovo Governo è però sempre la stessa, ossia una combinazione di aumento tasse-riduzione spesa pubblica, e non affronta le radici del problema nè avanza modifiche strutturali per una sua risoluzione. Vale la giustificazione che questo Governo è solo agli inizi di un difficile percorso ma rimaniamo vigili e lucidi per monitorare se le "vere" riforme, che permetteranno di risolvere il problema del debito, saranno realizzate. Per capire alla radice il problema del debito italiano dobbiamo ripercorrerne la storia ed il susseguirsi di eventi e politiche che ne hanno determinato l'accrescimento smodato. Molti affermano che il problema del debito italiano è da ricollegare alla politiche dell'eccesso di spesa pubblica degli anni '80. In realtà il tema è più articolato e complesso poichè affonda le sue radici in un insieme di ragioni di tipo sociale, economico e finanziario, occorse ben prima degli anni '80. Il tema del debito italiano è da analizzare partendo dal Dopoguerra, ossia dopo la "rifondazione" di uno Stato Italiano, e quantomeno da collocare con particolare attenzione negli Anni Sessanta. I favolosi Anni Sessanta! Gli Anni Sessanta, così come gli Anni Cinquanta, sono il simbolo della rinascita italiana dalla guerra, del "Miracolo Economico", del risveglio di una nazione e della sua imprenditoria, in particolare di quella piccola e media e della grande innovazione in molti settori (come l'arredamento ma anche le automobili e i motocicli-la Vespa!- e così via). Come fece l'Italia ha creare questo "Miracolo Economico"? Su quali risorse costruì il suo successo? Sappiamo che l'Italia è sempre stata una nazione povera di risorse naturali (non certo ricca come altri Stati, tipo Nauru) e quindi certamente la sua ricchezza non derivò dallo sfruttamento di giacimenti petroliferi o di altri risorse del suolo o sottosuolo. L'Italia fece leva su una altrettanto preziosa risorsa rappresentata dal suo capitale umano. Quel capitale umano, spesso identificato con la creatività e fantasia, che fluì nelle produzioni ed affermò molti prodotti ed uno "stile italiano" nel mondo. Straordinari Anni Cinquanta-Sessanta! Negli anni Settanta la situazione cambiò. Ma perchè cambiò? L'Italia aveva forse perso il suo "capitale umano"? No, in realtà cambiò per un fattore esterno, non prevedibile ("un fattore esogeno" come direbbero gli economisti) e cioè le "crisi petrolifere". Le crisi petrolifere misero a nudo uno dei problemi strutturali dell'Italia, ossia la scarsa produzione energetica interna ed il forte gap con i paesi produttori ed esportatori di energia. I governanti italiani dovettero intervenire con una certa urgenza su questo tema. Una soluzione poteva essere quella di affrontare in modo molto deciso il tema dell'insufficiente produzione energetica (magari prevedendo la costruzione di nuove centrali anche nucleari, oppure lo studio e la diffusione di nuove tecnologie, etc.). Queste azioni avrebbero però prodotto i loro effetti solo più in là nel tempo, dopo molti anni, mentre era necessario fornire immediate risposte al problema della "crisi petrolifera". Iniziò un periodo non facile, di "austerity". Questa difficile situazione economico-sociale fu un fertile terreno per lo sviluppo di veementi proteste da parte di fasce deboli della società che spesso sfociarono in violenza sanguinosa (le Brigate Rosse, Lotta continua e gli altri movimenti "rivoluzionari" studenteschi). Il clima sociale peggiorò terribilmente (altro che "Dolce Vita" degli anni Sessanta!). Ero appena nato in quegli anni ma mio padre mi disse di aver avuto paura e di essere fuggito da Milano per "mettere al riparo" la sua famiglia da queste violenze (aggiungiamo pure che un giorno nella banca dove mio padre lavorava entrò Vallanzasca e possiamo comprendere quale potesse essere lo stato d'animo di quegli anni). Lo Stato Italiano fece molta fatica a combattere le proteste, la criminalità e la violenza e molti "martiri dello Stato" si immolarono, cadendo sotto i colpi di pistola di rivoluzionari o gruppi armati di protesta, fino a casi clamorosi e che rappresentano ancora "ferite indelebili" come il rapimento e l'uccisione di Aldo Moro. Una prima risposta, d'urgenza al problema economico, venne data attraverso una soluzione finanziaria ossia l'emissione di debito pubblico per finanziare il deficit generato dalle necessarie importazioni di energia, pagate a caro prezzo. Guardando il grafico riportato in questo post è possibile notare come il debito pubblico italiano iniziò la sua salita proprio nel corso degli anni Settanta. Gli anni Ottanta iniziarono un pò diversamente per l'Italia, non tanto perchè i vecchi problemi fossero tutto ad un tratto risolti, infatti i "fuochi rivoluzionari" non erano ancora spenti e le stragi erano ancora all'ordine del giorno, ma perchè vi furono alcune fortunate contingenze e nuove consapevolezze da parte di chi doveva affrontare il problema. Nel 1982 la nazionale di calcio italiana, ritenuta una delle "cenerentole" calcistiche, vinse inaspettatamente i Campioni del Mondo di calcio, dopo ben 44 anni! Io stesso che ero ancora bambino, ricordo il continuo scorrere di quelle immagini di giubilo e festa con Bearzot ed i suoi giocatori che alzavano la coppa ed il Presidente della Repubblica Pertini che esultava sugli spalti. Questo fatto produsse effetti molto più pervasivi di quanto si possa credere, di sicuro innalzò e non di poco l'autostima degli Italiani a tutti i livelli politico-sociali. La vittoria dei Mondiali non eliminò, va detto, i problemi strutturali italiani (come quello del deficit energetico) ma quantomeno cambiò la psicologia. L'economia, ed anche la finanza, sono assai spesso guidate dalla psicologia! I politici si accorsero che una soluzione di breve e di urgenza come quella di emettere debito pubblico poteva essere usata per sostenere i consumi, gli investimenti e forse anche i vizi di una nazione che aveva quantomeno migliorato il suo "umore". Attraverso questo strada sarebbe stato possibile ridurre anche i conflitti sociali (più persone con la "pancia piena", meno proteste!). E così fecero. Gli Italiani vissero i loro favolosi ed edonisti Anni Ottanta. Il debito crebbe a dismisura e i problemi strutturali non furono risolti. Dopo l'ubriacatura post-Mondiali degli anni Ottanta, con tanto di codazzo di Moda, sfilate e yuppismo, l'Italia si ritrovò negli anni Novanta. L'inizio degli Anni Novanta non fu facile poichè la "zavorra del debito" iniziò a pesare e dopo lo scandalo di Tangentopoli che mise a nudo il sistema politico-affaristico italiano degli anni Ottanta furono cercate delle soluzioni attraverso governi tecnici (Amato-Ciampi). Le soluzioni avanzate in quegli anni furono in prima istanza di breve termine (aumento tasse-riduzione spesa pubblica) e solo più tardi "relativamente strutturali" (alcune privatizzazioni "parziali" e le prime "timide" liberalizzazioni). Urgeva ricercare soluzioni "straordinarie" perchè l'Italia doveva soddisfare anche un altro importante obiettivo ossia "non perdere il treno per l'Europa", cioè entrare a far parte dell'Unione Monetaria Europa. Per farvi parte furono fissati dei criteri tra cui il rapporto massimo di debito/pil, che ovviamente l'Italia non rispettò ma per Lei venne fatta una "deroga" (d'altronde in Italia siamo maestri nelle deroghe! Vuoi che non ce la dessero proprio a noi?). Con l'entrata nell'Euro e nel Nuovo Millennio l'Italia vive un periodo di euforia a causa di un'economia drogata da speculazioni finanziarie (titoli Internet) e immobiliari (politica espansiva del debito-mutui "sub prime"). Terminata questa fase, quando dall'euforia si è passati alla crisi, l'Italia si trova con il solito vecchio problema: il suo ingente debito pubblico. E quali sono dunque i rimedi? Governo tecnico e aumento tasse/riduzione spesa pubblica. E la soluzione del gap energetico? E le privatizzazioni mancanti? E le liberalizzazioni convincenti? Insomma dov'è la vera politica dello "sviluppo"? Le idee certo non mancano ma bisogna realizzarle e renderle concrete. Per farlo dovremo seriamente lavorare sulle cause che bloccano lo "sviluppo" e le relative riforme. Nei prossimi posts riprendiamo quest'analisi, ma era necessario soffermarsi un attimo sul debito, il nostro "vecchio problema".

giovedì 1 dicembre 2011

L'ipocrisia dell'illuminato. Cattivi e buoni maestri.

A fronte di chi si rifugia in false giustificazioni per salvaguardare il proprio "diritto acquisito" c'è chi (apparentemente) si professa "antagonista dei diritti acquisiti" o strenuo difensore della libertà, della concorrenza ed in definitiva del merito. Attenzione che spesso dietro a questi "sbandieratori" della libertà e del merito si celano ipocriti arrivisti ambiziosi. Che male c'è a professarsi sostenitori del merito e proclamarlo anche ad alta voce? Nulla, basta essere coerenti. Molti di questi "paladini del merito" però coltivano carriere plurime con rendite di posizione che a loro volta non vogliono perdere. Non è infrequente imbattersi nel "riformatore dei contratti di lavoro" che pretende più flessibilità, più dinamicità, insomma più facilità nel licenziare e meno garanzie per il lavoratore. Un punto di vista che di fondo è condivisibile se serve ad eliminare i "diritti acquisiti" e le "rendite di posizione". Ma poi scopriamo che tale "riformatore" vuole che tutto questo succeda per gli altri, eccetto che per sè! Si, il reclamo di diritti e garanzia da parte degli altri va assolutamente eliminato, mentre per ciò che riguarda il proprio non se ne parla affatto! Ed ecco che scopriamo che il "riformatore dei contratti di lavoro" è in realtà contemporaneamente professore universitario a vita, avvocato, giornalista e pure ricopre incarichi in ambiti parlamentari. E questo sarebbe un "paladino del merito" e "riformatore dei contratti di lavoro"? Ma da che pulpito viene il palpito? Messo di fronte all'evidenza di assoluta incoerenza tra ciò che professa e la sua posizione indovinate un pò il soggetto cosa risponde? "Io non ho nulla di cui vergognarmi, i miei diritti li ho acquisiti a norma di legge!" Eccolo lì dunque un altro sostenitore del falso teorema dei diritti acquisiti travestito in modo camaleontico da rivoluzionario e riformatore! Tutti questi non sono altro che CATTIVI MAESTRI! E' chiaro che qualcuno a questo punto può dire: ma perchè non fai qualche nome? Non li faccio perchè non voglio arrogarmi il diritto di essere il Giudice supremo che emette giudizi e sentenze. Credo nella democrazia delle opinioni e forse ancora, utopisticamente (?), nella capacità di valutare di ciascun individuo. Oggi che disponiamo di Internet, che è un mezzo "buono", è facile per tutti scoprire chi sono i falsi maestri! Dopo aver letto ad esempio il commento di uno di questi dalle colonne di un giornale, in cui professa la sua "voglia di cambiare" e la necessità di eliminare diritti e rendite di posizione, basta poi inserire il nominativo di questo in un motore di ricerca (tecnicamente "Googolizzarlo"), per verificare se ciò che dice corrisponde a ciò che è e che fa. Basta un attimo e tutti lo possono fare. Internet dice molto di più di qualsiasi investigatore privato oppure oracolo. Internet per certi versi è un mezzo minimalista, freddo e crudo, perchè ti dice esattamente le cose come stanno, senza rivestirle, truccarle, abbellirle o mascherarle. Per questo è un mezzo utile, sebbene forse freddo. Fortunatamente ci sono anche i BUONI MAESTRI. Qui mi devo sbilanciare un pò però. Certo non è facile dire chi è un BUON MAESTRO, mi limito ad individuarne alcuni solo sulla base della loro coerenza, indipendentemente dalle loro idee. Ne cito tre, in ambito universitario, poichè in qualche modo li ho conosciuti o forse li ho solo "studiati a distanza". Il primo che cito è Luigi ZIngales, uno dei suo libri e numerosi suoi scritti hanno ispirato questo blog. Ho conosciuto (poco per la verità) Luigi durante un periodo da visiting professor che lui ha svolto circa 10 anni fa (attorno al 2002) presso la SDA Bocconi. Luigi Zingales insegna alla GSB dell'Università di Chicago ed è professore di economia e finanza. E' italiano ma vive da anni in USA. Potrebbe sembrare il classico caso del "cervello emigrato" e forse lo è. Luigi esprime le proprie idee in modo molto chiaro, con stile asciutto e diretto, e per certi versi "radicale". Si a mio modo di vedere è proprio un "radicale", ma i "radicali" servono anche se sono scomodi perchè dicono e fanno cose utili. Luigi dice e fa anche perchè è sicuramente un ambizioso (infatti non disdegna ruoli all'interno del consiglio di amministrazione come Telecom Italia), ma ha il pregio di fare tutto ciò con grande coerenza ed in modo fedele al proprio stile "radicale". Non è figlio di barone, è andato in USA ed ha studiato e lavorato duro, ha scritto molte pubblicazioni rinunciando anche (con sofferenza immagino) a molta della propria vita privata, ha raggiunto posizioni di rilievo accademiche ed incarichi prestigiosi ma non vive di "rendite di posizione" e non rivendica "diritti acquisiti". E' sempre e costantemente "all'attacco" e non gioca mai "in difesa". Lui è un BUON MAESTRO. Un altro è Alberto Alesina, noto professore Italiano presso Harvard. Non ho mai conosciuto personalmente Alberto Alesina, salvo averlo visto qualche volta gironzolare nei pressi della Bocconi in stile sobrio ed informale con uno zainetto della palestra. Lo cito perchè sebbene non lo conosco personalmente, penso però di conoscerlo molto bene e forse di capirlo. Alberto Alesina è nato a Broni, nell'Oltrepò Pavese, una terra che conosco bene perchè è la mia terra. Della mia terra conosco i valori, gli usi, le tradizioni, quei tratti insomma non comunicabili che plasmano e forgiano gli uomini che lì hanno avuto i natali. La gente della mia terra è operosa, poco chiassosa, tenace e capace di lavorare oltre l'immaginabile. La gente della mia terra porta con sè i valori della terra. Quei valori delle volte duri che creano lo spirito contadino. Quello spirito per cui non bisogna mai "alzare troppo la cresta" perchè la natura (la terra) oggi dà ma domani può togliere. Per cui il contadino è felice dopo aver raccolto i frutti, ringrazia, ma poi torna al suo lavoro, non si perde in un "brodo di giuggiole". In Alesina riconosco questi tratti. Penso sia un grande lavoratore a giudicare dall'immane lavoro di ricerca in ambito accademico che ha svolto e che continua a svolgere, sebbene sia già una "personalità" affermata. Nei suoi interventi "televisivi" non l'ho mai sentito sopra le righe, nè arrogarsi diritti che il suo spessore e la sua autorevolezza potrebbero anche giustificare. Non mi sembra famelico di incarichi e ruoli. Non è un difensore dei "diritti acquisiti". E' un BUON MAESTRO. L'ultimo che cito è un individuo di cui abbiamo parlato molto in questi giorni per un suo recente libro. E' un altro professore universitario (d'altronde io parlo solo di ciò che conosco!!). E' Pierangelo Dacrema, professore piacentino che insegna in Calabria. All'apparenza Dacrema può essere considerato un "accademico hippy", controcorrente e da "Mistero Buffo". Dacrema però ha sviluppato i suo temi "controcorrente" in maniera molto "coerente". Ha scritto libri di critica alle materie che insegna (come "La morte dei soldi" o "La schiavitù del PIL"). Il suo ultimo libro è un totale manifesto-anticonformista che si intitola "Fumo, Bevo e mangio molta carne!". Pare stia avendo molto successo, forse perchè in questo momento storico c'è voglia di nuove idee anche controcorrente e magari gli individui si stanno risvegliando dal loro torpore da "drogati di Grande Fratello". Non prendete però alla lettera tutto quello che dice Dacrema! Sarebbe pericoloso...Diamogli il beneficio della coerenza e premiamolo come BUON MAESTRO. Con buona pace di quei cattivi maestri che continuano a riempire le prime pagine dei giornali con le loro finte "caccia alle streghe" per poi mettersi al riparo da riforme che prima esaltano ma che poi non vogliono avere per sè, che hanno servitù e vassalli, che si inalberano se toccati sul vivo, che sono intimamente, moralmente, socialmente degli ipocriti e sconci CATTIVI MAESTRI di cui possiamo anche fare a meno.

mercoledì 30 novembre 2011

Il falso teorema del diritto acquisito ed il cumulo di cariche

Dall'ultima volta che ho scritto su questo Blog è cambiato molto nella Politica italiana, quantomeno il Governo. Noto però, ed avranno notato in molti, che il lupo continua "a perdere il pelo ma non il vizio". Nuovo Governo, solita Gerontocrazia. Età media del nuovo Governo spaventosamente alta con picchi di età da rabbrividire, da gelare il sangue pensando che alcuni dei ministri potrebbero necessitare non di un sottosegretario ma di una badante. Torniamo però sul nostro tema: i vincoli che frenano lo sviluppo in Italia. Il vincolo di cui tratto in questo post è un pò più articolato dei precedenti e non riassumibile in una o poche parole. Partiamo dal concetto di "diritto acquisito" e del falso teorema che lo supporta. Ma che cos'è un diritto acquisito? Lo traducessimo in inglese suonerebbe come "purchased right" o qualcosa del genere, quindi traducendolo di nuovo in Italiano parrebbe voler dire "un diritto che è stato comprato". Qualcuno potrebbe pensare che non c'è nulla di male nel comprare un diritto. Ad esempio se un soggetto desidera costruirsi una nuova casa può comprare un terreno ed il relativo diritto di proprietà. In realtà non stiamo parlando di un diritto di questo tipo, ma parliamo di un diritto alla "rendita di posizione" o al "vitalizio". Il vecchio vizio di cercare la rendita di cui abbiamo già parlato in precedenti post e che è stato alla base del fallimento dello Stato di Nauru. Il diritto alla "rendita di posizione", tra l'altro, spesso non viene nemmeno "comprato" cioè non viene pagato con denaro ma viene "coltivato" o si "ottiene" per altra via, come ad esempio il vassallaggio ad un politico di turno, ad un "barone" universitario o semplicemente per anzianità (sinonimo di Gerontocrazia!). L'elemento più squallido non è il diritto alla "rendita di posizione" in sè e per sè ma il falso teorema che lo supporta. Il falso teorema è spesso riportato come difesa da chi è tacciato di essersi appropriato (spesso impropriamente) di una "rendita di posizione". Il soggetto in questione spesso risponde dicendo "io ho acquisito legalmente questo diritto". Cioè? Cosa vuol dire questo soggetto con questa frase che lo vorrebbe giustificare? Qual è la dimostrazione teorica dell'acquisizione di un diritto alla "rendita di posizione"? E' molto semplice la risposta, cioè questo teorema non esiste, non c'è, non è mai stato studiato. Semmai c'è nella mente di chi pensa di averlo e lo crea, senza dimostrarlo, in modo del tuo autoreferenziale ("io penso che c'è il diritto acquisito, quindi il diritto c'è perchè lo sostengo io!"). Il teorema non c'è, è falso. E ci sono tantissimi esempi in molti ambiti di chi si vanta di aver "acquisito" un diritto alla "rendita di posizione". Ma questa frena lo sviluppo e costituisce un fortissimo freno alla crescita di una nazione dal punto di vista umano ancor prima che economico, poichè non favorisce l'ingresso delle nuove generazioni sul mercato che è ingessato da posizioni di "diritti acquisiti". Vi ricordate il primo post di questo blog? Andatevelo a rileggere nel caso. In quel post io parlavo di due concetti fondamentali per lo sviluppo: l'accesso al mercato e l'accesso ai capitali finanziari. I "diritti acquisiti" costituiscono una barriera "invisibile" all'accesso sul mercato da parte di chi vuole entrare nel mercato per competere con i propri servizi o prodotti o in definitiva con le proprie qualità ed i propri meriti. L'altro fenomeno che si accompagna al teorema falso dei "diritti acquisiti" è quello del cumulo di incarichi. Esempio, in Italia grazie ai "diritti acquisiti" esistono soggetti che riescono a decuplicare i propri ruoli, incarichi e stipendi sebbene in realtà lavorino sempre e un numero di ore necessarie a giustificare solo uno di questi ruoli e stipendi. Ad esempio, in Italia è assai frequente imbattersi in "professori universitari - commercialisti - membri di consigli di amministrazione - presidenti di collegi sindacali - presidenti di società - consulenti del governo - membri di enti locali" (????!!!???). Ma come fanno a fare tutto ciò? Molto semplice, non fanno tutto ciò ma hanno una "posizione" che nessuno può attaccare. L'aspetto più vergognoso è che alcuni di questi ruoli siano in ambito pubblico con contratto a tempo indeterminato (ossia nessuno mai potrà rimuovere questi soggetti dal loro ruolo anche se inefficienti, cialtroni o perditempo). La mia proposta è che chi sigla un contratto a tempo indeterminato in ambito pubblico NON possa fare altre carriere professionali. Nessuna! Non ci può essere il professore universitario con contratto pubblico che fa anche l'avvocato. O fa il professore universitario o fa l'avvocato. Non ci deve essere il primario dell'ospedale pubblico con contratto a tempo indeterminato che fa anche il medico nello studio o clinica privati. O fa il primario all'ospedale o fa il medico nel privato. Spesso potrete riconoscere un'altra giustificazione falsa di chi beneficia del teorema del "diritto acquisito" e del cumulo di cariche poichè il soggetto vi dirà che lui fa tutto ciò "a norma di legge". Quindi per evitare queste scuse emaniamo una legge che vieti e punisca chi cumula più incarichi se in possesso di un contratto pubblico a tempo indeterminato. Così più spazio sarà creato sul mercato e forse i giovani, brillanti e meritevoli, riusciranno a farsi una posizione senza "acquisirla" ma semplicemente "meritandosela".
 
Licenza Creative Commons
This opera is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Condividi allo stesso modo 3.0 Unported License.