giovedì 8 settembre 2011

Preghiera al Guano...per eterno riposo

Guano! Manna divina,"oro bianco", fonte di ricchezza e di vita! Chissà quante volte i Naurani avranno rivolto questa sorta di preghiera al Cielo, ringraziando la Terra per questi depositi sedimentati da cui scaturivano dollari (o sterline) in continuazione e ricadevano su questo popolino prima bistrattato dal mondo e poi vezzeggiato e riverito. Chissà quali balli tribali avranno ballato, quali canti avranno intonato a Sua Maestà Guano, come se fosse una divinità pagana illustre e rispettata! Ma il Guano in realtà di divino aveva ben poco, nulla per dirla tutta. Era una entità terreste, solida certamente, ma inerme e incapace di intendere e di volere, pur sempre terrestre e come tale, caduca, cioè con una scadenza, una fine, come il formaggino. Ed anche il Guano di Nauru ben presto iniziò piano piano a diminuire portandosi sempre più vicino all'esaurimento. Eh già, certo, direte voi, il Guano non è mica una risorsa rinnovabile come il sole, il vento, l'acqua da cui possiamo produrre "energie rinnovabili" in grandi quantità. Il Guano a furia di estrarlo si esaurisce...I Naurani forse non lo sapevano, oppure lo sapevano ma non lo volevano ammettere, non volevano farsene una ragione poiché forse il solo pensiero che quella preziosa risorsa finisse avrebbe fatto venire l'esaurimento a tutta la popolazione! Quindi non ci pensarono, forse perché troppo indaffarati nell'allestire il loro Totem a Melbourne. A sentire dire in giro per il mondo: "Oh ma che bravi questi Naurani! Che ricchi! Che belli!". Molti Naurani saranno rimasti delle giornate intere a testa in su ad ammirare il Totem. A guardare il cielo e la punta più estrema del grattacielo che quasi la tocca. Da un piccolo atollo alla punta del cielo, ad un passo dal Paradiso. Che sensazione meravigliosa. Ma la realtà è spesso più dura del previsto ed il sogno "paradisiaco" si trasformò ben presto in un incubo. Il Guano finì. E con la fine del Guano anche la favola di Nauru iniziò ad avviarsi verso il crepuscolo. Finito il Guano le multinazionali estrattive straniere presero a ritirarsi e con quel ritiro venne anche meno l'obbligo di pagare al Governo Nauriano i diritti per l'estrazione. D'altronde non c'era più niente da estrarre. I Naurani in un primo tempo rimasero sbigottiti, se la presero un pò per questi stranieri che erano venuti a sfruttare i loro preziosi giacimenti ed ora che erano finiti se ne tornavano rapidamente a casa loro, senza nemmeno salutare, o forse i più educati facendo appena un cenno di saluto. Ma come! Neanche un minimo di riconoscenza per quel Paese che li aveva ospitati per anni, per decenni, che gli aveva dato un lavoro, che li aveva sfamati, che li aveva divertiti? No, nessuna concessione ai sentimentalismi e nessun atto di riconoscenza. Guano finito, stabilimento estrattivo smantellato. Semplice equazione. Saluti, alla prossima. I Naurani però non si persero d'animo poiché sapevano di poter contare sugli investimenti fatti. La Nauru Tower ("Il Totem) e l'albergo in centro a Sydney avrebbe mantenuto la loro splendida, piccola ed ora svuotata Nazione! O almeno questo pensavano...

lunedì 28 marzo 2011

Another brick in the wall (part II)

I Naurani ora avevano il loro Totem. Bello, slanciato ed eretto nel centro di Melbourne. Una lancia conficcata nel cuore pulsante del vicino australiano, ingrombante e un pò chiassoso. Ergere un Totem ha sempre avuto un significato preciso per i popoli e le loro tribù. Il Totem ha un significato simbolico e religioso, evocando la divinità cui si professa il culto. E' un richiamo alla forza divina cui si ricorre in momenti di difficoltà o per raccogliere forza ed energia in momenti di bisogno o ancora per ringraziare e magnificare la grazia di un periodo di prosperità. Il Totem di Nauru era la Nauru House. In fin dei conti la Nauru House non era solo un investimento immobiliare, era molto di più. Era un simbolo di prosperità del piccolo atollo del Pacifico. Un segno del denaro splendente prodotto dai fosfati ricavati dal guano. Era certo anche un investimento immobiliare. Le premesse, almeno quelle, erano state di investire i soldi nel mattone. Come chiunque risparmiatore o conservativo investitore potrebbe fare. Per valutare se un investimento immobiliare è un buon investimento a detta degli esperti o dei professionisti del settore bisogna analizzare tre cose: location, location e location. Si insomma la localizzazione è fondamentale e determinante perchè l'investimento immobiliare sia buono e produca i suoi frutti. Nessuno può negare che la location scelta dai Naurani fosse di primario livello. Ma c'era propio bisogno di ergere un Totem dalle dimensioni e stazza della Nauru House? (Spazzando via inoltre per sfregio e boriosità due timide palazzine storiche limitrofe che rappresentavano quel poco del patrimonio storico di una città dal corto passato come Melbourne?). Se vi ricordate uno dei precedenti post era intitolato "Far soldi con gli escrementi e forse perdere un pò la testa" (6 Aprile 2010). Ebbene con la costruzione della Nauru House i Naurani diedero alcuni primi segnali che i soldi forse "avevano dato un pò alla testa". La Nauru House era sì un immobile, bello, grande e potenzialmente profittevole nel distretto centrale e affaristico di una delle più grandi città australiane ma era anche il più alto, il più grande e il più costoso. Quando si fanno i conti con un investimento bisogna considerare quello che si spende per investire (tanto nel caso della Nauru House), quello che si guadagnerà come rendimento (potenzialmente tanto dall'affitto degli spazi della Nauru House), ma anche i costi di gestione e manutenzione che si avranno nel tempo (ed anche questi purtoppo sono alti per una costruzione così grande come la Nauru House!). La Nauru House infatti venne successivamente "messa a reddito" e i Naurani centrarono il primo obiettivo di impiegare il denaro in una forma di investimento redditizia e stabile. Ma fecero male tutti gli altri conti. I Naurani non considerarono che a fronte di affiti elevati ottenibili dalla locazione di spazi prestigiosi ed esclusivi nel centro di Melbourne ci sarebbero stati anche alti costi di gestione e manutenzione dell'immobile. Inoltre la grandezza del complesso rendeva ancor più arduo il compito di controllare la gestione dell'immobile. Non si poteva mettere un ragioniere a seguire l'amministrazione come in un banale condiminio! Né sarebbe bastata una portinaia, attenta anche se pettegola, a gestire le incombenze del quotidiano come pulire le scale e le parti comuni, ritirare la posta e riempire tutti i casellari, controllare gli accessi, etc. etc. I Naurani non possedevano neppure una classe capace ed esperta di professionisti del "real estate" (=mercato immobiliare) e pertanto dovettero affidarsi a professionisti in loco (pagando parcelle salate) o altra fauna di sedicenti "professionisti" ma in realtà astuti e furbi squali del mercato immobiliare pronti a lucrare sull'ingente patrimonio di Nauru. Negli anni seguenti l'investimento attorno alla Nauru House si produssero infatti incredibili fatti di "mala-gestione" e corruzione: imprese di pulizie che emettevano fatture gonfiate d'accordo con i gestori degli spazi, lavorazioni fatturate dai fornitori e pagate dalla proprietà ma mai eseguite, ricatti, "tangenti", "soldi neri" e così via. Altro che investimento immobiliare di pregio! Il fiume di redditi immobiliari potenziale scaturente dalla Nauru House andava a perdersi in una serie di rivoli più o meno grandi che andavano ad alimentare tanti piccoli orticelli. Nel frattempo però i Naurani si erano anche indebitati con il più classico dei finanziamenti, un mutuo immobiliare, per finanziare l'ingente costo di costruzione del loro Totem. Un mutuo "monstre", da far rabbrividire anche il più scellerato ed avido degli speculatori finanziari. Un paio di centinaia di milioni di dollari e qualcosa in più concessi dal ramo finanziario della General Electric. Qualcuno a cui piace guardare più al bicchiere "mezzo pieno" che a quello "mezzo vuoto" potrebbe dire che perlomeno i Naurani potevano forse beneficiare dello "scarico" degli interessi passivi dalle tasse...

giovedì 17 marzo 2011

Another brick in the wall (part 1)


100 mattoni...un muro. Ma non il "muro dell'incomunicabilità" come quello che cantavano i Pink Floyd. Un muro vero, da guardare e da toccare. Ora che ci fate con un muro se avete bisogno di soldi? Lo vendete ovviamente, sperando che gli introiti derivanti dalla vendita vi possano bastare per soddisfare le vostre necessità per un bel pò. Almeno fino a quando non avrete trovato una nuova fonte di guadagno. I Naurani fecero più o meno questo, ma con intensità e ricadute di ben altra portata! I Naurani avevano identificato negli investimenti immobiliari una risposta, apparentemente "saggia", al problema della gestione dei proventi derivanti dalla concessione dei diritti di sfruttamento delle miniere di fosfati. I principali investimenti immobiliari dello Stato di Nauru furono effettuati in Australia, paese più sviluppato e con maggiori opportunità di investimento immobiliare (d'altronde che tipo di brillanti investimenti immobiliari si potevano fare in un atollo sperduto nell'oceano?!). La scelta ricadde su due immobili nelle due principali città australiane: Melbourne e Sydney. A Sydney furono investite ingenti somme nel Mercure Hotel, un prestigioso albergo nel centro pulsante della città. Il Mercure Hotel è sito infatti in George Street a Sydney. Per chi non ha familiarità del luogo basti pensare che George Street è una lunghissima arteria che collega i punti nodali del cuore pulsante di Sydney (in fondo George Street vi è la mitica sagoma della Sydney Opera House). Nel punto terminale di George Street si colloca il porto cittadino (Darling harbour) da cui partono i traghetti che collegano le altre zone della città (Sydney infatti è una città di infinite dimensioni su una foce di un fiume, il Paramatta, annidato dai suoi affluenti). George Street è nel "CDB" di Sydney: CBD è l'abbreviazione di Central Business District, letteralmente Distretto Commerciale Centrale. I Naurani non potevano dunque scegliere investimento migliore. Un prestigioso hotel in grado di servire clientela internazionale d'affari, esigente ma disponibile a pagare alte cifre pur di pernottare nel CBD di Sydney. Per quanto riguarda Melbourne la scelta invece ricadde su una diversa tipologia di investimento immobiliare. In Melbourne i Naurani individuarano un "pezzo di terra" da acquistare e sul quale far sorgere un grattacielo, una torre, la loro torre: la Nauru House. Si, non sorprendetevi, andò proprio così. Nel 1971 il veicolo d'investimento di Nauru che aveva l'obiettivo di gestire gli introiti delle rendite da fosfati investì ben $ 5,3 milioni (dell'epoca! se erano già tanti all'epoca immaginatevi oggi quanti sarebbero!!) nell'acquisto del terreno su cui sarebbe sorta la Nauru House. Forse per orgoglio o per spocchia, I Naurani fecero le cose in grande e costruirono non solo la "torre con il nome della loro nazione" ma anche "il grattacielo più alto di Melbourne"! La "Nauru House" con i suoi circa 200 mt. di altezza era infatti (e rimase fino al 1980) il grattacielo più grande di tutta Melbourne! Un piccolo atollo piantava quindi la sua "bandiera", la "bandiera" più alta di tutte, nel territorio del suo vicino "altezzoso, grosso, ingombrante e delle volte anche prepotente" australiano! Davide aveva vinto su Golia e sul terreno di Golia si era costruito il suo mausoleo. Non solo. I Naurani pur di avere la loro torre ben vista nel centro di Melbourne, di nuovo il CBD, vollero radere al suolo due palazzine più piccole nelle vicinanze, più piccole e insignificanti ma di maggiore "valore storico" per la città di Melbourne. I cittadini ed il governo di Melbourne tentarono di opporsi per salvaguardare le due storiche palazzine ma non ci fu niente da fare. Nulla in quel momento poteva contrastare la forza devastante e opulente del piccolissimo atollo disperso nell'Oceano ma ricco di fosfati. I Naurani abbatterono le due palazzine, storiche ma vecchie e decrepite, per fare spazio al loro "totem" gigantesco e mostruoso che poteva così affacciarsi sulla Collins Street, la via principale del centro di Melbourne. Il totem ebbe così ufficialmente il suo indirizzo in Collins Street. Collins Street n. 80, per la precisione.

domenica 26 dicembre 2010

Il caro e vecchio (e ricco?) mattone!


Il caro e vecchio mattone potrebbe essere una soluzione. Perchè e qual è il ruolo del "mattone"? Nella logica comune l'investimento immobiliare è una garanzia, un modo per impiegare i risparmi finalizzato alla loro conservazione nel tempo. La motivazione è che gli immobili "mantengono" il loro valore nel tempo. Ma cosa vuol dire esattamente "mantengono" il valore? In linea generale vuol dire che, in media, i prezzi degli immobili si rivalutano al tasso d'inflazione ed in tal modo neutralizzano l'effetto "erosivo" dell'inflazione. L'analisi di lunghe serie storiche sui prezzi degli immobili, in particolare quelli residenziali, mette proprio in evidenza questo fenomeno. Osservando l'evoluzione dei prezzi degli immobili nel tempo si nota un aumento, quest' aumento è pari al tasso di inflazione cumulato. Ma attenzione a non scambiare questo aumento nei prezzi degli immobili con un aumento nella ricchezza! Poniamo di aver investito 10 anni la cifra di 100.000 euro in un immobile, e poniamo inoltre che in questi dieci anni ci sia stata un'inflazione media annua del 3%. Se come normalmente accade il prezzo degli immobili si adegua all'inflazione allora il prezzo del nostro immobile rivalutato all'inflazione dopo 10 anni sarà uguale a: 100.000*((1+3%)^10) = 134.000 circa. Qualcuno potrebbe avere un sussulto di soddisfazione dopo aver appreso questa notizia, data la facile equazione 134.000-100.000 =+34.000 = aumento ricchezza! Non è così! Il prezzo è cambiato ma non la ricchezza. La ricchezza è rimasta uguale! Questo per carità potrebbe già essere un obiettivo nobile e gratificante. Infatti l'obiettivo di conservare la ricchezza era quello che ci eravamo posti. Gli immobili ci permettono dunque, in via generale, di salvaguardare la nostra ricchezza. Ora però permettetemi di aprire un ragionamento semplice stile gioco, che chiamerò "Il piccolo gioco dei mattoni". Immaginiamo che voi ogni anno guadagnate dalla vostra attività (o dalla vostra forma di rendita) una cifra di 20, 10 siano consumate e 10 risparmiate. E mettiamo che ogni anno destiniate i 10 di risparmio in un "mattone". Dopo 10 anni avrete accumulato 100 mattoni (consideriamo inflazione "neutrale" per farla semplice). Ora immaginiamo che disgraziatamente al 10°anno la vostra attività si interrompa oppure che la rendita finisca. Vi trovate con 100. Che fate? Dovete in qualche modo rimpiazzare il reddito della vostra attività o della vostra rendita. E avete 100 mattoni...

giovedì 8 aprile 2010

Gestire la rendita - Fenomenologia della rendita (2)


La rendita va gestita, altrimenti prima o poi finisce. Un patrimonio, per grande che sia, può essere ridotto ai minimi termini. Certo ci vuole proprio un bell'impegno a dilapidare una fortuna di diverse decine o centinaia di milioni. Ma sono sotto gli occhi di tutti gli esempi di grandi miliardari o milionari che si dilettano nelle spese più pazze, che si appassionano ad hobby in cui investono fior fior di quattrini oppure che si fanno traviare da consiglieri imbroglioni o da fantomatici stregoni. Ma senza arrivare a questi esempi un pò sensazionali basti pensare che un patrimonio già si riduce nel momento in cui viene diviso tra più soggetti. Gli eredi,se più di uno, devono spartire tra loro la fortuna ereditata. I figli ed i nipoti si divideranno a loro volta in eque porzioni il patrimonio già precedentemente suddiviso. Ognuno di questi soggetti farà della sua porzione di patrimonio ciò che gli parrà. Alcuni lo potranno gestire in maniera più virtuosa mentre altri in maniera più disinvolta e viziosa. Sta di fatto che il patrimonio si divide in tanti pezzetti e manneggiare un patrimonio più piccolo richiede a maggior ragione di fare i conti con la sua limitatezza. Pertanto poichè la rendita, per grande che sia, è limitata e poichè ci sono diversi fattori che la possono ridurre o intaccare occorre capire che vivere di rendita non è poi cosi semplice, pur essendo naturalmente più piacevole e preferibile di una vita di stenti e di sole illusioni. Una rendita andrebbe dunque "maneggiata con i guanti". Cosa vuol dire in concreto "maneggiare con i guanti" una rendita? Dobbiamo capire quale possa essere il modo migliore per gestire una rendita. Sebbene una formula ottimale non ci sia, altrimenti avremmo trovato la formula reale e non solo matematica della "rendita perpetua" e saremmo turisti "veramente per sempre", quantomeno siamo interessati a comprendere le formule migliori. Qualcuno potrebbe pensare che un buon modo per gestire una rendita sia quello di non consumarla tutta, destinando una parte di essa al risparmio. Si ma quanto dovremmo destinare? E dove andrebbe messo questo risparmio? Torniamo all'esempio del post precedente. Avevamo 48.000 euro di rendita annua da un "Turista per sempre" da gestire nonchè scambiabili con equivalenti 1.600.000 euro che un compratore del tagliandino era disposto ad offrirci. Poniamo di accettare e di ritirare tutto il patrimonio subito. Bene ora abbiamo 1.600.000 euro da gestire. Che facciamo? Quanto consumiamo? Quanto risparmiamo? Possiamo seguire varie strade, ad esempio possiamo elencare le spese che vorremmo fare subito (una casa, una macchina, una moto, una barca, etc.), detrarle e poi destinare la parte restante al risparmio. Certo che però noi vorremmo anche vivere di rendita quindi questa cifra dovrà darci anche una sorta di salario mensile per vivere e non solo permetterci quelle spese immediate. Quindi dovremmo orientare il risparmio alla generazione di una "paghetta mensile". Proviamo a metterla in numeri. Ipotizziamo di comprare subito una casa completa di arredi (250.000 euro) ed una bella macchina (50.000 euro). Inoltre ipotizziamo altre 100.000 euro di spese (lascio a voi scegliere i capitoli di spesa che più vi piacciono come regali a mariti, mogli o fidanziati/e, divertimenti e viaggi, beneficenze, beni di lusso, etc.). In totale spendiamo quindi 400.000 euro. Ce ne restano 1.200.000. Vogliamo risparmiare questo 1.200.000 ma in realtà vorremmo che ci desse anche la "paghetta mensile". Bene ipotizziamo di andare in banca e di investire il nostro risparmio in un prodotto d'investimento semplice come i titoli di Stato. Poniamo di individuarne uno che renda il 5% annuo lordo, cioè prima di pagare le tasse. Ogni anno avremmo 60.000 euro lordi, ma 52.500 euro netti (la tassazione è del 12,5% per i proventi da obbligazioni). Il che equivale a 4.375 euro netti al mese di "paghetta". Non male. Forse abbiamo trovato una prima soluzione per la gestione della rendita. Ma in realtà dobbiamo chiederci se il nostro capitale che ci sta dando questa rendita è veramente protetto. Verrebbe da dire che il nostro capitale è sempre di 1.200.000 euro. In realtà dopo un anno questo capitale vale già di meno. La causa è l'inflazione. Poniamo un'inflazione al 2%. Il capitale di 1.200.000 euro dopo 1 anno varrà 1.176.000 (= 1.200.000 * (98%)). Oppure possiamo vedere lo stesso problema sotto un diverso punto di vista adeguando la nostra "paghetta" all'inflazione ogni anno. Il secondo anno ci aspetteremmo di ricevere 4.375*(1+2%) = 4.462,5. Quindi volendo consumare 87,5 euro in più al mese andremmo ad erodere parte del nostro patrimonio. Ecco che un fattore di erosione della rendita è già al lavoro! Questo fattore si chiama inflazione! Se questa soluzione non ci soddisfa perchè alla lunga non ci fa conservare il nostro patrimonio che viene eroso dall'inflazione, allora potremmo benissimo sceglierne un'altra. Ad esempio seguire il consiglio che tanti ci offrirebbero, semplice e tradizionale: "Investi nel mattone, quello non si svaluta mai!". Questo è quello che esattamente fece Nauru investendo parte della rendita nell'immobiliare, precisamente nella Nauru Tower, un grattacielo a Melbourne in Australia (la foto in questo post). Sulla dscussione degli investimenti immobiliari come forma di gestione della rendita torneremo nei prossimi post.

mercoledì 7 aprile 2010

Fenomenologia della rendita (1)

Vivere di rendita è un sogno di molti. Figuriamoci per i Naurani che prima vivevano in mezzo al guano! Nell'immaginario collettivo chi vive di rendita è un soggetto che non fa fatica, che non si "suda il pane", che non "sbarca il lunario", ma vive tranquillo e sereno, dedicandosi ai suoi hobby, ad agi e lussi, e fors'anche a vizi e stravizi. E' una persona sicuramente fortunata e da alcuni anche invidiata. Ma vivere di rendita non è poi così semplice. Questa affermazione può causare scalpore ma "finanziaramente" è così: dilapidare un patrimonio e molto più facile e veloce che crearlo. Questo si sa e ci sono numerosi esempi sotto gli occhi di tutti di soggetti ricchi, molto ricchi, che vivevano di rendita ma che sono finiti sul lastrico. In molti casi è successo perchè questi soggetti hanno sperperato le loro ricchezze, in altri casi perchè non sono stati semplicemente capaci di difendere il patrimonio da cui provenivano le loro rendite. Molti anni fa, alla fine del secolo diciannovesimo, c'erano molti "latifondisti", proprietari terrieri che vivevano delle cosidette "rendite agrarie". Questi signori che erano ricchi possidenti di terre non facevano nulla di particolarmente faticoso, infatti non lavoravano la loro terra nè aprivano solchi con l'aratro ma assoldavano braccianti che coltivavano le loro terre e che retribuivano con miseri salari. I proventi dalla vendita dei frutti della terra (frumento, verdure, frutta o quantaltro) al netto dei costi, molto bassi, del lavoro generavano le rendite dei latifondisti. Quando però iniziò a diffondersi nel campo dell'agricoltura l'utilizzo di macchinari moderni per la coltivazione, che potevano sostituire molti braccianti, e si imposero i processi meccanizzati per la trasformazione dei prodotti alimentari, per il loro confezionamento e per una ampia distribuzione, i prodotti dei latifondi non furono più in grado di competere soprattutto in termini di prezzo sui mercati dei beni alimentari. Le rendite agrarie gradualmente vennero meno e quei latifondisti che non erano stati in grado di trasformarsi in "industriali dell'agricoltura" finirono sul lastrico.
La storia insegna che le rendite non sono perpetue anche se il valore di una "rendita perpetua" può essere matematicamente calcolato con una procedura molto semplice, basta dividere il valore della rendita annua per un tasso di sconto. Poniamo ad esempio di avere una rendita di 4.000 euro al mese, come se vincessimo al gioco "Turista per sempre", il che equivale ad una rendita annua di 48.000 euro. Il valore di questa rendita che potrebbe servire a capire a quale prezzo vendere oggi il nostro fortunato "Turista per sempre" ad un soggetto che è disposto a comprarcelo, dobbiamo considerare che questo soggetto ci anticipa oggi l'intero importo che noi riceveremo in futuro. In sintesi questo soggetto ci anticipa oggi tutte le nostre rendite future. Se il nostro "Turista per sempre" ci desse una rendita perpetua, fosse dunque davvero "per sempre" e non solo per 20 anni come nella realtà, quale dovrebbe essere il prezzo che un soggetto interessato a comprarlo oggi ci dovrebbe pagare? Forse questo prezzo è difficile da determinare perchè questa rendita è "per sempre", è "infinita" e quindi anche il suo valore è "infinito". Potremmo chiedere un assegno in bianco" ma sarebbe per noi difficile inserire su questo assegno una cifra. A quel punto sarebbe inutile farci staccare l'assegno anche se "in bianco". In realtà il soggetto che acquista, se non è uno stupido, sa benissimo che i 48.000 euro l'anno di oggi non equivalgono ai 48.000 euro che potrà ricevere tra 10 anni comprando il nostro "Turista per sempre". I due importi non saranno uguali perchè nel frattempo c'è l'inflazione che toglie potere di acquisto al denaro. Un euro oggi vale più di un euro domani. Inoltre il soggetto che compra potrebbe considerare anche l'ipotesi, sebbene poco probabile, che l'ente statale che ha emesso il "Turista per sempre" possa fallire oppure semplicemente che l'ente possa decidere di non pagare più, di cambiare idea e di pagare solo fino ad una certa data e non più "per sempre". A questo punto il soggetto incorpora queste sue considerazioni in un tasso a cui sconta la rendita. Poniamo il caso che il soggetto si attenda una inflazione del 2% ed un rischio di fallimento o di mancato pagamento dell'ente del 1%, per un tasso di sconto totale del 3% (= 2% + 1%). Il valore della rendita sarà ottenuto scontando i 48.000 euro annui per il tasso del 3%, cioè 48.000/3%. Il risultato che otteniamo è di 1.600.000 euro. Quindi il compratore del nostro fortunato "Turista per sempre" dovrà sborsare 1.600.000 euro. Al di là della cifra che possiamo ritenere alta o bassa, l'importante è capire che questa cifra non è "infinita" (purtroppo) ma è ben definita. Volendola mettere in termini temporali anzichè economici o finanziari possiamo pensare che questo valore della rendita sia uguale a ricevere 48.000 euro per 33,3 anni (ottenuti dividendo 1 per il 3%). E' come se la nostra rendita si fermasse dopo circa 100 giorni del 33° anno in cui la percepiamo. Potremmo certo vivere sereni, senza pensieri nè fatiche, togliendoci i nostri vizi ma pur sempre "a termine", e questo termine nel nostro esempio è dopo 33,3 anni. Se capiamo questo allora siamo in grado di comprendere che se volessimo passare più tempo "senza far nulla" allora dovremmo intervenire per gestire la rendita in modo che essa possa durare di più. Sicuramente potremmo decidere di non spendere tutti i 4.000 euro al mese ma di risparmiarne una parte. Ma la prima domanda che ci sorge è: quanto dovremmo risparmiare? E la seconda domanda è: cosa dovremmo fare della parte di rendita che risparmiamo? Questi saranno i temi dei prossimi post.

A Nauru il guano si è trasformato in una rendita


Grazie alla concessione dei diritti di estrazione dei fosfati a ditte terze Nauru inizia a vivere di rendita. Chi non ha mai sognato di vivere di rendita? Diciamoci la verità che un pensiero l'abbiamo fatto, e forse anche più d'uno. Magari invidiando quel tale che è "nato con la camicia" oppure sognando la vincita milionaria ad un "Gratta e Vinci" o ancora meglio al "Turista per sempre". L'idea di poter campare senza dover faticare ed addirittura permettendosi agi e comodità ha balenato la mente di molti nell'evocazione del termine "rendita". O quantomeno incosciamente abbiamo giocato al "gioco delle rendite" quando eravamo bambini, anche se molto probabilmente non sapevamo che si trattava di giocare con le rendite. Il "gioco delle rendite" è il Monòpoli. Badate bene che si dovrebbe scrivere Monopòli e non Monòpoli. Anche se spesso molti confondono questo nome con quello della città pugliese in provincia di Bari, il nome del gioco Monòpoli deriva dal termine inglese Monopoly, cioè monopòlio, che a sua volta deriva dal greco "monos" cioè "solo" e "pòlion" ossia "vendere", una situazione economica dove c'è un solo attore che può vendere quel prodotto o servizio. Una gestione esclusiva di un commercio. Le situazioni più tipiche di monopolio si verificano quando c'è un attore economico che esercita un controllo esclusivo su una determinata forma di ricchezza (come una risorsa naturale presente in abbondanza in un territorio, si pensi ai giacimenti di petrolio nei Paesi Medio-orientali o ai fosfati nel caso di Nauru), oppure in presenza di licenze o concessioni statali o ancora brevetti che diano il diritto ad un singolo operatore economico di poter sfruttare economicamente un bene (si pensi alla concessione per l'esercizio di uno stabilimento balneare) oppure di una invenzione (si pensi ai farmaci derivanti da una molecola la cui scoperta farmacologica è protetta da un brevetto). Nel gioco del Monòpoli tutte le attività economiche sono delle rendite. Il gioco è semplice: basta tirare il dado, finire su una proprietà con la pedina, comprare la proprietà e poi quando si avranno tutte le proprietà dello stesso colore iniziare l'opera di costruzione immobiliare. Grazie alla proprietà ed alla presenza di case su di essa gli avversari di gioco pagano un pedaggio o un diritto di passaggio e permanenza al proprietario. Il propietario beneficia di una rendita tanto più elevata quanto più esclusiva è la proprietà (la mitica Via dei Giardini) e quanto è più edificata l'area della proprietà. Ma nel Monòpoli ci sono anche altre rendite che il giocatore può ottenere comprando la relativa proprietà. Ci sono diverse aziende che operano in contestati regolamentati, tecnicamente definibili come "monopoli naturali"poichè rispondono a bisogni essenziali, e sono la società dell'acqua potabile, la società elettrica e le ferrovie. Tutte attività economiche storicamente esercitate dallo Stato e dalle sue emanazioni (enti statali, comuni) in condizioni di monopolio nazionale o locale. Inoltre un ruolo fondamentale nel Monòpoli è giocato dalla Banca. La banca stessa è un'impresa che opera in un settore regolamentato. Per esercitare l'attività bancaria bisogna disporre infatti di una licenza bancaria. Non ci si può inventare banchieri da un giorno con l'altro! Lo Stato, attraverso la banca centrale, deve rilasciare una apposita licenza. Ma solo pochi e selezionati operatori la possono avere.
Che cosa determinata il successo al Monòpoli? E' semplice: il caso. Il colpo di fortuna di tirare il dado e finire sulle migliori proprietà. Ma anche il colpo di sfortuna di un avversario che finisce sulla casella "Imprevisti" e pesca una carta che lo fa finire in prigione e lo costringe a pagare una multa che lo manda sull'orlo del fallimento. Così è. Come il colpo di fortuna di chi è "nato con la camicia" e quindi vive di rendita. Come chi ha vinto grattando un "Gratta e Vinci" che ha scoperto essere milionario. Come gli abitanti di Nauru che ebbero il colpo di fortuna di trovarsi su un giacimento di fosfati. In condizione di assoluto monopolio.
 
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