lunedì 6 maggio 2013

Allnauru chiude! Saluti a tutti!

Dopo 5 anni, 32 post, alcuni commenti, un pò di trasmissioni "virali" il blog Allnauru chiude i battenti! Da blog informativo, divulgativo questo spazio si è gradualmente trasformato in uno spazio aperto all'analisi ed alla riflessione socio-economica e di attualità, gettando un ponte tra le vicende sciagurate del piccolo atollo di Nauru con quelle altrettanto sciagurate della penisola italica. Molti spunti, temi e provocazioni sono stati toccati. Allnauru è stato una fonte piccola e libera di divulgazione economica ed anche di provocazione per stimolare e risvegliare menti spesso assopite da pigrizia e miopia. Ai posteri come sempre l'ardua sentenza su quanto viscerali possano essere stati i messaggi lanciati da Allnauru. Io mi auspico che come un virus, anche uno solo o pochi dei messaggi qui riportati abbiano generato influenze tali da risvegliare i meandri celebrali di molti che navigando, cliccando o cercando ci si siano imbattuti. La mia attività di studio e di ricerca socio-economica continua attraverso altre forme ed altre canali su cui concentrerò il mio tempo, divenuto sempre più limitato. Allnauru rimarrà una bottiglia nel mare di Internet piena di messaggi. Prima di staccare la spina salverò tutti gli scritti, chissà che un domani quando si apriranno maggiori spazi, le tematiche toccate diventeranno attualità e le trasformazioni auspicate diventeranno realtà, io li possa ritirare fuori. Per il momento un saluto a tutti coloro che hanno letto e seguito questo blog, ne hanno apprezzato o disprezzato i contenuti, condiviso o criticato gli spunti, applaudito o denigrato. Un saluto dai Naurani riportati in questa foto che continuano a lottare nello loro splendido atollo di Nauru. Per chi volesse dare un aiuto concreto agli abitanti di Nauru può inviare un piccolo contributo attraverso il sito www.care4nauru.com. Quindi come direbbero a Nauru "KAMAWIREI"!

mercoledì 26 dicembre 2012

Verso una nuova politica?

Le nebbie volutamente tenute basse dalla vecchia politica ormai si stanno diradando e si intravedono gli orizzonti della politica italiana. Nel breve si stanno materializzando i connotati di una sorta di nuovo "compromesso storico" (o inciucio se più vi piace). Una congrega di pezzettini che si definisce di "centro" legata insieme con un pò di colla e dall'altra il monolitico partito della Sinistra. Questo nel breve. Mi è chiaro e dovrebbe esserlo per tutti perchè ciò accada. E' come quando si fa una festa, ci si diverte, si balla, si urla, si beve e si fanno cocci e sporcizia. Il giorno dopo i partecipanti a questa festa si ritrovano per pulire la sporcizia lasciata la sera prima. Ciò che sta accadendo è analogo al giorno dopo della festa. Questo gruppo politico cercherà di risistemare i cocci del passato e fare un pò di pulizia. Ma come? Ovviamente con vecchi metodi. La sinistra chiederà la tassa patrimoniale e le verrà concessa con il vecchio sistema per cui "paga chi ha di più" per mantenere "chi ha di meno" (bè ottimi Robin Hood, ma le inefficienze, l'assistenzialismo ancora imperante, le riforme e la crescita e lo sviluppo del Paese?). Il metodo è sempre quello, può essere giusto e virtuoso, ma come è sempre stato applicato in Italia in realtà si tramuta in un trasferimento di risorse da ambiti produttivi ad ambiti improduttivi solo per mantenere consenso e clientele. Si profila quindi una patrimoniale erga omnes (trad. verso tutti) condotta attraverso un subdolo sistema di acquisto forzoso di titoli di Stato italiani, da poi svalutare per ridurre il debito pubblico. Dall'altra parte la congrega-incollata di centro risponderà richiedendo qualcosa in cambio, perché tale è un compromesso. Che cosa chiederà? Chiederà contratti di lavoro flessibili e garanzia di alcune rendite di posizione per salvare aziende come la Fiat in Italia, altrimenti si sposta interamente all'estero, alcune banche in difficoltà e forse la pluri-fallita Alitalia (e qui è altrettanto chiaro il perché c'è Montezemolo in questo centro come rappresentante indiretto di Fiat ed attore-interessato con la NTV, concessionaria dello Stato, e l'avv.Ichino, fermo sostenitore della flessibilità del lavoro e della possibilità di licenziare, acerrimo nemico del sindacato ma con il quale cercherà un accordo). Nonché chiederà alcune assunzioni clientelari nello Stato ed il mantenimento di alcuni diritti acquisiti (facendo felice l'elettorato dell'Udc). Bene tutto questo è ciò che accade nel breve. Questo è ciò che c'è nel menu. Un piatto che sarà servito con vari slogan "è per il bene dell'Italia", "è per salvare la nazione", "ce lo chiede l'Europa", "è il meno peggio...". Noi potremo comprare questo piatto amarognolo ad un prezzo salato (pagando patrimoniale e tasse) ed accontentarci. Oppure potremo cercare attivamente se ci sono altri piatti che ci possono essere serviti, magari con un prezzo anche un pò più basso ma di una qualità interessante e probabilmente migliore. Piatti nuovi conditi con nuove ricette. Certo bisogna un pò rischiare, provare il gusto del nuovo. Questo è ovvio se si vuole cambiare. Semmai per rischiare di meno si può guardare chi sono i "cuochi" che cucinano queste ricette. Se sono chef con ottime esperienze ed ottimo curriculum, nonché e soprattutto persone valide e serie, perché non provare? Se poi approveremo questi cuochi allora loro diventeranno gli chef del futuro. Delle tavole dove siederanno i nostri figli e noi stessi. Bisogna guardare il futuro. Mentre stiamo camminando non possiamo guardare solo i nostri piedi! Dobbiamo alzare lo sguardo e guardare più in là, all'orizzonte. Solo così capiremo dove stiamo andando, ma ancor di più decideremo dove vogliamo andare. Dove vogliamo portare gli altri con noi. Dove vogliamo portare le persone a cui vogliamo bene, le persone per le quali abbiamo stima e amicizia, i nostri figli ed il nostro futuro. Chi guarda solo nel breve, chi guarda solo i propri piedi mentre cammina finisce con lo sbattere contro un palo o un muro. Dobbiamo alzare lo sguardo, non fermarci all'apparenza del breve! Come chi guarda un'opera ancora in costruzione, un bambino ancora in evoluzione, una scultura che ancora sta prendendo forma e dice "è brutta!". Dicendo ciò trascura quella che sarà la vera parvenza dell'opera una volta costruita, delle qualità umane di un bimbo che si è fatto adulto, di una scultura che cambia il senso dell'estetica. Ancora di più trascura gli impatti che tutto ciò potrà avere sulla società, sul modo di pensare, sul miglioramento dei comportamenti. Ci sono costruzioni umane che ci hanno migliorato e che ci hanno cambiato ed ancora oggi ci tolgono il fiato per come appaiono e per quello che rappresentano, ci sono uomini e donne che hanno fatto la storia, ci sono sculture ed opere artistiche che hanno cambiato il pensiero. Dobbiamo guardare con apertura tutto questo, con occhi vivi e sguardo attento. Senza aver paura. La paura è la peggior nemica dell'animo umano. Ma le paure sono sabbia. Togliamo la sabbia dalle nostre scarpe e camminiamo con il sguardo alto all'orizzonte. Nell'attuale panorama politico ci sono forze nuove e nuove energie. Guardiamole con interesse. Approfondiamo. Noi compriamo oggi la politica come un prodotto alimentare al supermercato. Spesso quando compriamo un prodotto al supermercato lo facciamo per la sua posizione centrale nello scaffale, per la sua immagine, per il suo prezzo. Lo compriamo forse per comodità. Perché siamo pigri e non vogliamo spingerci più in là. Non vogliamo sbirciare nello scaffale più in basso, guardando un prodotto meno conosciuto, meno pompato dalle televisioni. Eppure magari quel prodotto è il migliore. Dovrebbe stare un pò più in alto nello scaffale! Se voi sapeste che sugli scaffali del supermercato ci sono alimenti peggiori ma in bella vista ed altri migliori ma in pessima vista, quali dei due comprereste per i vostri bambini piccoli? La risposta è chiara, altrimenti siete fessi, comprereste i migliori. Allora forza, comprate i migliori. Ora. Il futuro è oggi. Nuove energie si stanno affacciando sulla scena politica italiana per migliorare la nostra società. Alcune di queste sono molto interessanti perché sono formate da ottimi chef. Persone esperte, del mondo produttivo, serie e capaci, che vivono la politica come passione civica e non per il proprio tornaconto o delle loro clientele. Un movimento di particolare interesse è quello promosso da Oscar Giannino, autorevole giornalista economico e politico. Il movimento si chiama FARE - per Fermare il Declino, www.fermareildeclino.it, vi invito a dare un'occhiata al sito ed ai suoi contenuti (programma e persone). E' un movimento che sta crescendo a ritmo vertiginoso e gli aderenti sono persone di spessore. Si presenterà alle elezioni politiche e alle regionali in Lombardia e nel Lazio. Se ne parla ancora poco. I sondaggisti per lungo tempo non ne hanno parlato perché gli è stato raccomandato di non parlarne. Perché è un movimento che si sta radicando ed è molto coinvolgente ed ovviamente ruba spazio ad altri. Se volete vedere gli ultimi sondaggi da una fonte indipendente e se li volete monitorare per il futuro li trovate qui: www.spincon.it/?cat=5. Nuove energie sono in movimento quindi e puntano dritte verso l'orizzonte. E' l'ora di muoversi, di buttarsi nella mischia e di portare con noi tutti quelli che vogliamo portare nel futuro. Tutti quelli a cui vogliamo bene, tutti quelli per i quali abbiamo stima ed amicizia, tutti quelli che credono e vogliono un futuro, tutti quelli che non si accontentano, che desiderano, che vogliono partecipare. E' l'ora di muoversi verso il futuro. Verso una Nuova Politica.

giovedì 15 novembre 2012

Giovani scrivanie universitarie al posto di obsolete cattedre

In questi giorni molti giovani impegnati a vario titolo nelle università italiane erano alle prese con la domanda di abilitazione del "super-mega concorso di Abilitazione Nazionale" per i ruoli di professore associato ed ordinario. Per molti il sogno di arrivare alla fatidica e famigerata cattedra si trasformerà forse in un miraggio o peggio in un incubo. Ottenuta l'abilitazione infatti, cosa che non sembra particolarmente ardua viste le mediane degli indici bibliometrici a livelli di Paese del terzo mondo, si dovrà sgomitare con numerosi altri candidati "abilitati" nei concorsi locali per ottenere il posto. Oltre al sovraffollamento per una manciata di posti disponibili ci sarà forse da fare i conti con le "vecchie pratiche" dei terribili concorsi locali, gestiti e manipolati dai soliti Inglorious Bastards dell'università italiana (leggasi "baroni incompetenti, ciarlatani ed ipocriti"). Eppure molti di questi "giovani abilitati" porteranno con sè realmente un ricco bagaglio di competenze e di qualità. Un capitale di intelligenza italica che potrà andare nuovamente sprecato. Eppure queste giovani menti brillanti potrebbero realmente rilanciare l'università italiana, portare nuove idee e serietà, meritocrazia e senso del lavoro. Con loro si formerebbe una nuova generazione, che non avrà più paura, che non sarà più serva dei bavosi potenti ma che saprà lottare. Una generazione che saprà profondere nuove energie, quelle di cui il nostro Paese vecchio e stanco e corroso dalle rendite di posizione e dai "diritti acquisiti" ha realmente bisogno. Un cambiamento che dovrebbe essere non solo auspicato ma realizzato con ogni mezzo per non cadere, come stiamo ormai cadendo, nella macelleria sociale, nell'uno contro l'altro. I "vecchi" siano per una volta saggi e si facciano da parte. Per una volta cercherò di essere buono e diplomatico ed eviterò di lanciare l'ennesima richiesta di "rottamazione" del vecchio "corpo universitario". La mia proposta è semplice, ha il sapore del compromesso. I vecchi baroni possono pur rimanere in un università ma ad una condizione: si dimezzino le ore di didattica e più in generale di attività accademica! Diamo quindi queste ore in avanzo ai giovani professori che non avranno cattedre bensì "scrivanie". Istituiamo le scrivanie universitarie. Un concetto tra l'altro assai meno vetusto, elitario e feudale del concetto di "ho la cattedra nell'università". I baroni devono per una volta capire e agire nel bene del paese, altrimenti la cattedra finiranno per trovarsela rotta in testa. La nostra nazione ha bisogno di un nuovo slancio che può venire solo dai giovani e dalle loro idee fresche e vergini. Idee che sarebbero sviluppate e condivise in una nuova logica, non più da cattedre con piedistalli a creare distanza ed a suscitare remore ma da semplici scrivanie che mettono le persone allo stesso livello, a loro agio. Docente da una parte, studente dall'altra. Liberiamoci delle cattedre, creiamo spazio, riempiamo le università di scrivanie moderne di giovani professori!

venerdì 24 agosto 2012

Investire sui migliori


Il concetto è molto semplice, di una estrema banalità ma di una così grande efficacia che andrebbe insegnato fin dalle scuole elementari. In questo modo si formerebbe una cultura che in Italia stenta a consolidarsi. Molti si trovano concordi sul significato ma pochi si prodigano nell'applicarlo concretamente. La soluzione ai problemi è semplice. E' necessario investire sui migliori. Mettere le migliori persone ai posti di comando. Affidare ai migliori le migliori risorse. Solo i migliori faranno scelte giuste, efficaci ed in breve tempo. Nell'ambito economico questo concetto assume una valenza ancor più drammatica e determinante. Per definizione la scienza economica studia come allocare al meglio le risorse dato che sono scarse. Per allocarle al meglio è necessario trovare i migliori progetti economici a cui però si aggiunge la necessità di selezionare anche le migliori persone chiamate a realizzarli. Senza le migliori persone anche i migliori progetti economici si possono rilevare fallimentari e controproducenti. La mentalità di "investire sui migliori" in Italia deve affermarsi e tutti coloro che hanno a cuore le sorti del nostro Paese e del nostro futuro devono battersi perchè questa mentalità si affermi. Oggi "investire sui migliori" è uno slogan che può trovare molti apparenti sostenitori che poi nelle retrovie fanno di tutto perchè ciò non avvenga. Infatti "investire sui migliori" vuol dire spesso riconoscere che ci sono persone migliori di noi, che l'allievo supera il maestro, che il giovane ambizioso, geniale e veloce sorpassa il pur esperto anziano. Difficile da accettare per chi è aggrappato al trono del potere o ad un misero sgabello, come se fosse l'ultima scialuppa di salvataggio, soprattutto quando la nave sta affondando. "Investire sui migliori" è un concetto che si scontra con il familismo e l'attitudine a promuovere i più fedeli piuttosto che i più meritevoli. Oggi chi vuole detenere il potere le inventa tutte pur di opporsi alla meritocrazia e all'investimento nelle migliori risorse del nostro Paese. La riforma Gelmini per l'università aveva stabilito che i concorsi universitari per la selezione del personale docente fossero basati su criteri valutativi oggettivi che evidenziassero i candidati con le migliori qualità accademiche, misurate in termini di qualità e quantità della produzione scientifica. In numerosi concorsi universitari, alcuni così scandalosi da raccogliere anche l'interesse delle cronache locali o nazionali, le commissioni chiamate a valutare i candidati per posti universitari hanno materialmente truccato i criteri concorsuali per facilitare la selezione dei candidati locali. In questi concorsi si è prodotto il risultato opposto: anziché promuovere i migliori per poi investirvi sono stati promossi (e si investirà aihmé) sui peggiori! Leggetevi a tal proposito il post di Fausto Panunzi sul sito Lavoce.info in cui racconta dei cosiddetti "ricercatori ad impatto zero"... I ricercatori "ad impatto zero" non sono dei ricercatori di nuova generazione "eco-friendly" ma semplicemente sono quei ricercatori nominati dalle università senza che fossero in possesso di alcuna pubblicazione scientifica rilevante! (Una pubblicazione scientifica è rilievo infatti quando possiede il cosiddetto "Impact factor" ed è quindi di "impatto" per la comunità scientifica). Questo avviene non solo nel campo delle università ma in numerosi ambiti soprattutto in entità di emanazione statale nei settori della sanità, della giustizia, dell'amministrazione pubblica, delle società di proprietà pubblica! Poi ovvio che ci lamentiamo per un sistema poco competitivo e che non cresce rispetto ad altre realtà europee! Il nostro Stato è in condizioni pessime perché non si è mai radicata una cultura dei migliori. Qui i primi colpevoli sono i cittadini stessi che non esprimono attraverso i loro voti la fiducia verso i migliori, al contrario danno fiducia ai peggiori ma solo per meri ragionamenti di convenienza e per avere facili favori di ritorno. Questa mentalità nel breve va a favore del singolo, che ne estrae qualche piccolo vantaggio, ma più tardi va a danno della collettività e quindi anche del singolo che si è appropriato lestamente di quei favori, o quantomeno delle sue future generazioni. Ognuno di noi deve impegnarsi perché siano i migliori ad emergere, mettendo loro a disposizione più risorse possibili e denunciando e combattendo gli episodi in cui i migliori sono discriminati o esclusi a favore dei peggiori. Qualcuno potrebbe opporre che questa selezione dei migliori vada a favore di pochi e a svantaggio di molti, non garantendo pari opportunità. In realtà a tutti deve essere data l'occasione per essere migliore, ma a nessuno l'alibi di difendersi dietro la propria mediocrità. Per quanto mi riguarda ho già avviato diversi progetti per "investire sui migliori". In ambito universitario, chi mi conosce lo sa, sono molto selettivo nelle valutazioni e attribuisco le votazioni eccellenti solo ai migliori. Ai migliori concedo più tempo e più attenzione ma altrettanto pretendo l'eccellenza nel loro lavoro di studio e di ricerca, come in occasione delle tesi. In ambito extra-accademico ho creato una società di investimento, Madison Capital, che investe nelle aziende con le migliori capacità di crescita gestite dalle migliori persone. Infine, a breve lancerò un nuovo progetto su Internet in cui segnalerò le migliori aziende italiane, per qualità del prodotto e servizio e del management. Ognuno ora faccia la propria parte. E' ora di "investire sui migliori"!

domenica 27 maggio 2012

La parola alle nuove generazioni. Che cosa ne pensano i miei studenti del Biennio di Management sulla crisi, sull'Italia e sul futuro.

Ora è venuto il momento di posare il pennino e l'inchiostro, o meglio di passarlo a chi può scrivere molti altri commenti, idee ed opinioni che si accompagnino ai miei. Chiedo ai miei studenti del corso di Financial Management e Corporate Banking/Biennio di Management di questo anno accademico (2012) di dire la loro sul mio blog sui temi che ho affrontato: - la crisi che stiamo vivendo, le riflessioni sui pro
blemi e le possibili soluzioni. - le problematiche dell'Italia e le proposte per un rinnovamento del sistema politico-istituzionale, economico ma anche della nostra quotidianità - la visione del futuro: cosa ci aspettiamo e cosa vogliamo veramente? A voi la parola.

domenica 15 aprile 2012

Disaffezione italica acuta al Mercato

"Dottore per cortesia non mi faccia montare l'ansia! Mi dica chiaramente che cos'ho!?". "Guardi Signora Italia, trattasi di una rara e complessa forma di DISAFFEZIONE ACUTA AL LIBERO MERCATO". "E mi dica Dottore che cos'è?". "Vede Signora Italia, nel suo caso è una forma acuta, recidiva, aggravata, di rifiuto compulsivo-ossessivo del Libero Mercato!". "Ma veramente dice Dottore? Ma io ho preso delle medicine anni fa, se non sbaglio si chiamavano Privatizzazioni, e poi ... e poi..., ho fatto alcune cure sì...come si chiamavano...si ho fatto delle sedute di Liberalizzazioni". "Ma non scherziamo Signora Italia! Ora basta! Non mi dica che quelle privatizzazioni fatte velocemente, parzialmente e in modo del tutto improvvisato potevano sistemare la sua malattia. Senza parlare poi di quelle sedute di Liberalizzazioni, fatte qua e là nel tempo, in modo disordinato, alla rinfusa, senza incidere sul problema!". "Ma Dottore guardi...io cerco di guarire...o forse...forse è più forte di me...insomma...lo ammetto si lo Stato mi piace, mi piace l'economia di Stato...ma ecco...ecco poco fa ho cercato di cambiare...insomma di uscire dal tunnel...ho fatto le Liberalizzazioni di Taxi ed Edicole!!". "Ma non mi prenda per i fondelli Signora Italia! Lei si diverte a prenderci tutti per i fondelli!!!".
Le liberalizzazioni e le privatizzazioni "all'Italiana" sono una presa per i fondelli e sono la prova provata della disaffezione del nostro Stato o meglio della nostra classe politica dirigente verso l'adozione del Libero Mercato. Come se il mercato fosse una piaga o una peste da cui tenersi lontani e da debellare. Eppure di mercati in Italia ce ne sono eccome! Molti di questi sono piccoli mercati, a livello settoriale (pensiamo alle fiere di settore), a livello comunale o rionale (pensiamo ai piccoli mercati all'aperto e agli ambulanti). Poi c'è un altro "piccolo mercato" in Italia che è quello azionario (circa 300 società quotate contro le quasi 1000 di Francia e Germania, per non parlare delle migliaia di Inghilterra e Stati Uniti). Sembra che in Italia il mercato possa essere accettato solo se piccolo. Piccolo, che non disturba e che non sporca. Che non sporca o meglio che non si intromette negli "Affari di Stato". Quelli si che contano e sono grandi. Questi affari da condurre con metodi appropriati: falsità, assenza di trasparenza, nepotismo, corruzione, concussione, piaggeria, etc. Chi sostiene l'Economia di Stato è contrario allo sviluppo di rapporti basati sulla trasparenza, sulla competenza e sul merito. Chi sostiene l'Economia di Stato ha il timore della Concorrenza. La vive, al pari del Mercato, come una sciagura o un erbaccia da estirpare. L'Economia di Stato è basata sul potere e sull'autoreferenzialità ed annulla ogni forma di concorrenza basata sulle capacità e sul merito, lasciando in possesso però di chi detiene il potere grandi spazi di manovra, con grandi ritorni personali o "particolari", riferibili cioè al proprio gruppo di appartenenza o di potere. In Italia la disaffezione acuta al Libero Mercato e la continua affermazione di una Economia di Stato nella sua versione più squallida sta portando al fallimento dello Stato. Anche il piccolo mercato azionario italiano è in realtà un "aborto di Stato". Sul mercato azionario italiano sono state quotate le ex aziende statali con metodi di privatizzazione da brividi, offensivi e lesivi dei diritti dei piccoli azionisti e che hanno prodotto solo reflui aziendali gestiti da manager ingordi e plenipotenziari. Al tempo stesso le banche Italiane, emanazione storica dello Stato o di apparati governati dalla politica (si pensi alle Fondazioni), hanno utilizzato il mercato azionario come "discarica" di aziende di cui si volevano liberare oppure speculazioni del momento (pensate a Tiscali quotata da Banca IMI per un valore di più di 500 miliardi di vecchie lire quando la società ne fatturava appena 3...). Dove sono e perchè non sono quotate sul mercato azionario le migliori aziende italiane? Perchè non sono quotate la Ferrero, la Barilla o Armani? Perchè per accedere al mercato azionario bisogna trovare gli investitori pronti a comprare le azioni delle società che si quotano. In Italia questi erano in larga parte rappresentati dalle banche o da loro emanazioni, che non investivano in base a valutazioni economiche congrue ma in base alla convenienza "politica". Le banche non hanno mai investito perchè quell'azienda era buona e poteva produrre buoni utili futuri ma hanno investito per convenienza politica o per esercitare un controllo su alcuni ambiti economici. Pensate a come Mediobanca ha sempre investito nelle aziende e con quale logica: troverete un sistema "a piovra" che coinvolge interessi di Stato e di famiglie colluse ad un capitalismo di relazione, di convenienza politica e di conservazione. Nulla a che vedere con il Libero Mercato. La disaffezione acuta e cronica della nostra classe dirigente non è stata curata nella maniera dovuta per tanti, troppi anni, ed ora il male ha raggiunto dimensioni enormi paventando lo spettro del fallimento dello Stato. Che fallisca lo Stato e che si salvi la Nazione!

domenica 4 marzo 2012

Distruggere la Vecchia Politica.


Un governo tecnico non è un governo politico, non rappresenta i cittadini. Deve essere solo una parentesi, necessaria, ma pur sempre una parentesi. Invece ultimamente i rappresentanti della Vecchia Politica (le principali sigle Pd-Pdl-Udc ma anche altre minori) sembrano desiderare che questa tipologia di governo rimanga "mutando pelle" sotto le loro sigle. Forse perchè questo governo in pochi mesi è stato in grado di fare qualcosa, in parte discutibile ma pur sempre qualcosa, rispetto al sostanziale nulla dei precedenti governi (di destra/sinistra/centro che fossero). Quei vecchi partiti espressione della Vecchia Politica erano troppo impegnati nel Gioco della Vecchia Politica, nelle sue paludi, nei suoi meccanismi di prebende e favori, nelle sue falsità, da non aver avuto tempo da dedicare ad azioni concrete per la società e per i cittadini (al di là degli slogan falsi e delle statistiche spesso manipolate). E' necessario che ora i cittadini si facciano sentire, direttamente, per avviare una Nuova Politica. Una Nuova Politica che non sia il semplice "make-up" di quella Vecchia (cambiando simboli, slogan o "vestendo" il governo tecnico di una "veste politica"). I cittadini oggi hanno tutti i mezzi per farsi sentire, partecipare direttamente, cambiare le regole, stravolgere i risultati scontati e distruggere gli altarini. Il Pd anni fa introdusse le "Primarie", come evento propagandistico per affermare merito e democrazia nel loro Partito. In realtà era solo una grande pagliacciata dove i risultati erano pilotati affiancando al candidato-forte scelto dal Partito (e non dai cittadini e non per meriti o capacità) altri candidati-macchiette "deboli". Il risultato era scontato. Come i concorsi universitari "taroccati" Italiani (su questo tema tornerò a breve con un caso concreto che vi racconterò nei dettagli). Poi quando i cittadini hanno deciso di svegliarsi un pò hanno capito che potevano utilizzare seriamente lo strumento delle "Primarie". Ed ecco che gli esiti sono stati meno scontati. A Milano è stato ad esempio eletto Pisapia, totale outsider, al posto di Boeri, "favorito" dal partito. A Palermo il risultato delle "Primarie" di questi giorni non è per nulla scontato. A Firenze Renzi ha acutamente capito il dissenso che si stava creando nel "popolo di sinistra" e si è messo a capo di quelli che lui definisce i "rottamatori", che in realtà sono solo cittadini che vogliono farsi parte attiva. E' necessario tornare ai Partiti-Popolo o al Popolo-Partito. Nella sostanza però, non solo nella forma. Non basta chiamarsi "Popolo della Libertà" per dire che il "popolo partecipa direttamente", se poi a maggior ragione si seguono sistemi della Vecchia Politica, promuovendo persone incapaci, modelle che hanno prestato la carne perchè di cervella non ne avevano, "figli di qualcuno" impresentabili e che fanno dichiarazioni a dir poco imbarazzanti se comparate al loro vergognoso Curriculum (vedi post precedente). La Lega Nord è stata negli ultimi anni la principale forza politica a rappresentare l'emblema del Partito-Popolo, tanto è vero che è stata in grado di rimpiazzare e letteralmente sradicare le forze comuniste locali, i cui elettori sono confluiti nelle file della Lega. Poi però si è persa. La Lega si è persa nelle paludi della Vecchia Politica. Ora prova a rialzare la testa con le urla e gli schiamazzi. Come dire "No no ci siamo ancora". Ma queste urla nessuno le vuole più sentire. La gente non vuole ascoltare. I cittadini hanno bisogno di agire. Agire per costruire una Nuova Politica. Che non sia il governo tecnico che al posto del Loden si è messo addosso una cravatta di Marinella e un vestito di Caraceni.

martedì 24 gennaio 2012

Quando il troppo stroppia. Ora i giudizi li do io. Michel "Saetta" Martone

Pensavo di aver portato il mio livello di sopportazione ai massimi livelli. Pensavo che dopo la Carfagna come Ministro e la Minetti come Consigliere Regionale (in Lombardia peraltro!) avessimo toccato il fondo. Invece mi devo contraddire quando oggi scopro che abbiamo un vice-Ministro, tale Michel (che fine ha fatto l'ultima "e"?) Martone, che mi fa rimpiangere Cicciolina come deputata. Questo vice-Ministro si pronuncia e dice che chi si laurea dopo i 28 anni è uno "sfigato". Mi è chiaro il messaggio, peraltro banale "è meglio laurearsi in fretta che dormire all'università". Ma il concetto è sbagliato. Se uno si professa liberista, come questo Martone, deve esserlo fino in fondo. Io sono liberista quindi accetto e non denigro chi si laurea anche a 30 anni, 40 anni, 50 anni. Ognuno, secondo il mio pensiero, è libero di fare ciò che vuole e che meglio crede. L'importante semmai è che poi la società non premi chi poltrisce per anni all'università. In Italia purtroppo chi passa 20 anni "studiando" senza lavorare (quindi non è chi deve lavorare e può solo studiare lentamente) può essere anche premiato per le combinazioni schifose di nepotismo, familismo amorale ed altro di cui ho già parlato. Mi preoccupa altrettanto chi, laureandosi anche in fretta e bene, fa un "carrierone" nel nostro Paese poichè non credo che fino ad oggi il nostro Paese sia stato in grado di riconoscere e premiare il merito e riconoscere le genialità intellettuali o professionali. E' proprio il caso di Martone che laureatosi in fretta ha poi fatto anche carriera universitaria in fretta. E che fretta! A 32 anni era già Professore Ordinario. Lo potremmo quindi soprannominare "Fulmine". Ma dove ha fatto questo carrierone? Forse in qualche sede di eccellenza ed illuminata capace di riconoscere il merito? Alla Bocconi di Milano? All'Università Normale di Pisa? Alla Sant'Anna di Pisa? All'Università di Pavia (visto che è una delle migliori per giurisprudenza)? Alla Cattolica di Milano? Dove? All'Università di Teramo...e che lavoro scusate faceva il padre di questo "genio"? L'operaio? Il meccanico? L'impiegato? Cosa faceva? E' figlio di Antonio Martone, avvocato di Cassazione ed ex Presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati (leggasi Lobby della Magistratura). Ah ecco, bene si! Fantastico "Fulmine". Un "Fulmine" di guerra. Caro "Fulmine" io ti sfido dove vuoi tu, in data e luogo da decidere, a parlare di "liberismo", mercati ed economia "aperta", economia dello sviluppo e della crescita. Ti sfido ufficialmente, io Alberto Dell'Acqua, docente di Finanza Aziendale dell'Università Bocconi (cercami su Scopus, il database della ricerca internazionale, io lì ci sono). Per chiudere questo breve post scritto più di istinto che di pensiero la mia mente va alle tante persone, molte a me vicine, che hanno lavorato duro mentre studiavano per pagarsi gli studi e magari hanno finito di laurearsi un pò fuori corso. Molte di queste persone non si sono mai lamentate, hanno lavorato e studiato umilmente, erano soddisfatte di sudare per potersi permettere di studiare. Ho grande rispetto e stima di queste persone. Io che ho studiato e mi sono laureato a 23 anni grazie ai miei genitori che mi hanno supportato e non mi hanno fatto mai mancare nulla (non ho dovuto pertanto lavorare per pagarmi gli studi) mi sento, sì lo dico, un pò una "merda" al cospetto di chi ha lavorato in silenzio, ha studiato e si è laureato con un sorriso "fuori corso". Mi sento io un pò lo "sfigato". Ahiahiaiaiaiai...come rimpiango Cicciolina, come la rimpiango. Vi prego, dato che Cicciolina è ancora stipendiata dal Governo Italiano riprendiamocela. Poveretta non starà nemmeno lavorando più nel porno che è vecchia ormai. Facciamo uno scambio: prendiamo Cicciolina come vice-Ministro e diamo Martone al cinema Porno (tra l'altro lui si che è un figo, se lo dice da solo!). Che poi come si chiama? Michele? Michael? Michelle (alla francese"?

domenica 15 gennaio 2012

Eziologia del mancato sviluppo Italiano.


Che cosa vuol dire Eziologia? E' molto semplice, è la ricerca dei fattori che determinano un particolare evento o processo. Nel caso in questione, l'evento o il processo di cui ricercare le determinanti è il "mancato sviluppo dell'Italia", cioè, in breve, la ricerca di quei fattori che rallentano o impediscono lo sviluppo nel nostro Paese. In realtà di alcuni fattori abbiamo già parlato (Gerontocrazia, Diritto acquisito/cumulo di incarichi, Famiglia "amorale") ma l'elenco non si esaurisce qui (purtroppo)! Altri fattori sono alla base del mancato sviluppo e mi ero ripromesso di analizzarli in un apposito post, per avere una visione completa del problema. Molti fattori che ora individuerò sono tra loro interconnessi e in parte spiegano e costituiscono, oppure sono prodotti ed a loro volta sostengono, gli altri tre macro fattori già analizzati (Gerontocrazia, Diritto acquisito, Famiglia amorale). Per arrivare subito al dunque elenco questi fattori: 1) lobby/corporativismo, 2) questione meridionale, 3) evasione fiscale, 4) certezza del diritto, 5) pubblica amministrazione, 6) provincialismo. Vediamoli brevemente uno ad uno. 1) Lobby/corporativismo: ricordo ancora uno dei concetti trattati nel corso di "Organizzazione aziendale" quando ero studente universitario. Il mio professore di quel corso un giorno trattò delle diverse forme di organizzazione sociali che possono essere replicate nell'organizzazione di aziende. Tra queste citò della forma del "clan", e disse che in Italia era la più diffusa. D'altronde la famiglia è un clan. L'azienda famigliare è infatti organizzata come un clan (ed ovviamente anche la "Famiglia Amorale"). Ma il clan non ha solo a che fare con la famiglia e l'azienda famigliare ma anche con una serie di organizzazioni sociali presenti nel contesto Italiano (mi verrebbe da dire...praticamente tutte!). Le associazioni di categoria, le professioni, i gruppi di interesse, etc. etc. tutti si basano sulla forma dei clan. Il clan è in fin dei conti un "gruppo che condivide qualcosa", potrebbe essere un gruppo di amici, come quelli di "Amici Miei" che condividevano un momento goliardico, oppure un gruppo di amici che condivide un interesse economico/professionale. Quando il clan condivide un interesse economico/professionale allora produce "corporativismo" per la difesa di quell'interesse e la strenua opposizione a chi quell'interesse minaccia. Il clan stabilisce i propri criteri di ingresso e di "salita" della sua scala gerarchica, non ama la concorrenza ed osteggia chi esercita una attività concorrenziale che riduce l'interesse economico del clan. In sintesi, frena lo sviluppo, limitando altri non facenti parte del clan di fare la stessa cosa in modo migliore. E' molto difficile combattere i clan, soprattutto se si organizzano in forme occulte e malavitose. Bisogna comunque combatterli. Quelli visibili devono essere combattuti con le armi del diritto privandoli della possibilità di rendere esclusivo il loro club (vedi ordini professionali). Quelli illegali e malavitosi vanno combattuti con le armi della sicurezza, della polizia e della cultura. 2) Questione meridionale: qui la mia mente va alle lezioni di "Letteratura italiana" del Liceo, in cui spesso il nostro ottimo docente citava fatti storici per spiegarci i prodotti letterari di un certo periodo storico. Un fatto storico che lui citò e che mi rimase impresso è che la prima ferrovia in Italia fu realizzata al Sud! Alla faccia di chi dice che il Sud è sempre in ritardo e non produce quanto il Nord! Però ricordo anche molto bene che il docente disse che al Sud la ferrovia, prima in Italia, venne utilizzata solo ed esclusivamente per viaggi di piacere. Pochi anni dopo, anche il Nord, forse copiando il Sud, si dotò di ferrovie, ma le utilizzò per il commercio e per i trasporti di merci, migliorando la propria economia. Qualcuno semplicisticamente potrebbe dire che il Nord è meglio del Sud, così facciamo ripartire l'annosa polemica "Nord-Sud" ed arriviamo a dire che l'unica soluzione è la divisione, la spaccatura, data l'oggettiva incompatibilità. In realtà, ricordando che la prima ferrovia fu costruita al Sud e non al Nord ma usata meglio al Nord, dovremmo cercare di trarre il meglio da entrambi. L'inventiva del Sud e la pragmaticità del Nord. Ci abbiamo mai provato? Potremmo provarci. Facciamo un patto Nord-Sud. Il Nord sostiene lo "ricerca e sviluppo" del Sud, il Sud produce idee e realizza nuovi progetti, il Nord li gestisce e li sfrutta economicamente. Questo in realtà già succede in molti ambiti. Ad esempio ci sono molti imprenditori del Nord che sviluppano iniziative nel settore turistico del Sud. Un imprenditore del Nord gestisce alberghi o ristoranti in posti molto belli del Sud dove vengono servite prelibatezze frutto della fantasia e genialità del Sud. Bene, formalizziamo questa cosa con un patto istituzionale a livello nazionale "Nord-Sud". Se io imprenditore-pragmatico del Nord investo 100.000 euro in progetto di sviluppo di un nuovo ambito turistico del Sud che tu "artista del Sud" ti impegni a sviluppare (e per questo ti do i soldi) allora io dopo che tu lo hai realizzato posso venire nel Sud e sfruttare economicamente quel tuo progetto, magari sugli introiti stabiliamo anche che una parte dei profitti torni a te sotto forme diverse (tasse locali, diritti di opera d'ingegno, etc.). 3) evasione fiscale: annosa questione, ma il mio punto di vista su questo tema è molto chiaro: l'evasione fiscale in Italia è una forma di difesa da una tassazione iniqua. Si è vero, spesso c'è qualcuno che se ne approfitta ed esagera, e va pertanto punito, però prima di fare questo è necessario dividere tra chi lo fa come forma di difesa (molti) e chi se ne approfitta (pochi). Per fare questo bisogna rimuovere a priori la necessità di difendersi da parte di chi evade. Questo obiettivo può essere realizzato solo se si afferma un semplice concetto: chi rischia deve essere tassato meno di chi non rischia. Se un lavoratore a tempo indeterminato (ancor peggio con diritto acquisito) guadagna 100 lordi ed anche un imprenditore guadagna 100 lordi, questi due non possono trovarsi entrambi con 50 netti. Non perchè l'imprenditore è meglio del dipendente ma semplicemente perchè i 100 dell'imprenditore sono "incerti" mentre quelli del dipendente sono "certi". In Italia, oggi, l'imprenditore e il dipendente che guadagnano 100 sono tassati entrambi per circa il 50 per cento. Questo è iniquo. Se tassiamo il dipendente al 50%, dobbiamo tassare l'imprenditore al 30% (oggi è il 50% se sommiamo tassazione su utili aziendali più tassazione sui dividendi). Solo a questo punto l'imprenditore non avrà più alibi e non potrà dire "mi sono difeso" dal fisco. A quel punto chi evade è solo chi se ne approfitta e dovrà essere duramente punito. 4) certezza del diritto: poche parole bastano a chiarire il concetto. Una stessa multa presa nello stesso punto da due diversi soggetti che poi ricorrono dal giudice è giudicata in Italia in due modi diversi (caso vero): uno deve pagare, l'altro no. Ma come è possibile? E' inaccettabile. Bisogna rendere la giustizia più snella, con meno leggi e meno (contorte) interpretazioni. I giudici che sbagliano dando sentenze diverse a casi uguali devono essere "professionalmente puniti". E' necessario istituire una figura terza sempre presente (arbitro legale) che non dia un giudizio ulteriore ma ricordi al giudice come aveva giudicato lo stesso caso nella volta precedente. Se il giudice si intestardisce ad usare "due pesi e due misure" allora il suo operato va segnalato non alla Magistratura ma ad un Potere indipendente (sia anche il Comune o la Regione) che sanziona il giudice economicamente. 5) Pubblica Amministrazione (=Inefficienza). La Pubblica Amministrazione Italiana è sinonimo di inefficienza. Non c'è scampo qui bisogna renderla efficiente con azioni decise. Riscrivere i diritti dei lavoratori della P.A. stabilendo la possibilità di licenziare per improduttività. Se ciò non è possibile legare i finanziamenti degli enti locali solo al mantenimento dell'equilibrio finanziario e nel caso non sia raggiunto stabilire d'ufficio una riduzione dei salari del 50 per cento di tutti i dipendenti oppure la libertà di licenziamento per "assenza di fondi". 6) provincialismo. Spesso provincialismo è sinonimo di ignoranza, oppure limitatezza di pensiero e vedute. Bisogna combatterlo con armi culturali. Se provincialismo vuol dire espressione di identità locali allora è necessario rafforzare la conoscenza di quell'identità locale ma al tempo stesso promuovere la conoscenza delle altre identità locali e favorire lo scambio di identità, sottolineando come la diffusione di più identità migliori la società, favorisca lo sviluppo e la crescita economica (questo è statisticamente provato!). Insomma i fattori sono tanti, la guerra a questi fattori è sicuramente dura ma ce la possiamo fare. Basta evitare "slogan politici" che poi nascondono facili scorciatoie. I problemi vanno affrontati e superati. Senza indugio.

lunedì 19 dicembre 2011

Gerontocrazia + Diritti acquisiti = Montagna di debito. E chi paga?

Questo post si combina con il precedente per trasferire un concetto importante e cioè che le cause che frenano lo sviluppo si combinano tra di loro. Sono cioè "concause". A parte elencare le cause, argomento su cui torneremo, dobbiamo comprendere come esse interagiscono. Introduciamo una equazione che chiarisce l'interazione logica delle cause prima citate e ne evidenzia in termini concreti l'effetto. L'equazione è semplice da individuare. Se a fronte dello sviluppo ci possiamo aspettare una maggiore ricchezza, possiamo partire da questa prima equazione e poi costruire il suo "contrario". Con i post dedicati alla storia di Nauru era emerso come l'assenza di specifici investimenti in sviluppo avesse determinato la distruzione di una grande ricchezza. Quindi gli investimenti in sviluppo avrebbero altrimenti determinato la creazione di ricchezza. L'equazione sarebbe: Investimenti in sviluppo = Ricchezza. Non è però così semplice, parrebbe semplicistico. E' necessario introdurre un ulteriore elemento, non bastano solo gli investimenti in sviluppo ma dobbiamo introdurre una ulteriore condizione che permette agli investimenti in sviluppo di produrre ricchezza. Questa condizione è rappresentata dai "Mercati competitivi", ovvero da mercati dove gli investimenti in sviluppo possono essere valorizzati. L'equazione diventa: Investimenti in sviluppo + Mercati competitivi = Ricchezza. Ora ragioniamo sul contrario. Riprendiamo le due cause che frenano lo sviluppo, "Gerontocrazia" e "Falso Teorema del Diritto Acquisito", possiamo pensare che la prima (Gerontocrazia) freni gli investimenti in sviluppo (avete mai visto un anziano bramoso di fare investimenti in sviluppo e cioè prendersi alti rischi? Mi pare succeda nel 99% dei casi il contrario), mentre la seconda causa (Diritto Acquisito) frena, come abbiamo discusso nel post dedicato, l'accesso competitivo ai mercati. Per cui ora possiamo determinare l'equazione al "contrario": Gerontocrazia + Diritto Acquisito = Non Ricchezza. Semplice no? Ma cosa succede se a fronte di una "Non Ricchezza" io individuo (o insieme di individui e quindi Stato) voglio spendere, consumare, godere? Una soluzione c'è: mi indebito. Più spendo, senza creare ricchezza, più mi indebito. Più consumo, senza creare ricchezza, più mi indebito. Più godo, senza creare ricchezza, più mi indebito. Fino a che non ho creato una Montagna di Debito. Quando arrivo ad aver creato una montagna di debito mi si pone un problema. Difficilmente troverò qualcuno disposto a darmi ulteriore credito (che diventa ulteriore mio debito), perchè già ne ho troppo e molto probabilmente non potrò più ripagarlo. Cosa dovrei fare a questo punto? Dovrei fare un esame di coscienza, ragionare ed ammettere che forse ho esagerato. Dovrei cercare di capire le ragioni che mi hanno portato a questo eccesso di debito e cioè la mia insostenibile bramosia di spendere nonostante la mia incapacità nel generare ricchezza. Potrei allora, una volta pentito, tornare indietro. Potrei iniziare a darmi da fare seriamente, facendo investimenti in sviluppo per migliorare, lavorare e competere per guadagnare. Con i soldi guadagnati potrei quindi ripagare il debito e mettermi in una situazione di rinnovato equilibrio e di ritrovata serenità. Certo ci vorranno sacrifici, rinunce, duro lavoro. Non tutti sono disposti a farlo. Magari nemmeno io. Mi verrebbe da cercare una scorciatoia. Ma quale? Bè se il debito è solo il mio e lo devo pagare solo io è difficile trovare una soluzione. Che posso fare, scappare? Magari scappo si, fuggo in un'isola deserta. Magari fuggo a Nauru! Ma se il debito è mio e di altri insieme, come in una società (e forse sarebbe meglio scrivere Società), che posso fare. Una cosa la posso fare! Se son vecchio posso farmi eleggere governatore della società, stabilendo che vi si accede solo oltre una certa età o che l'accesso è funzione dell'età (Gerontocrazia), poi dato che faccio io le leggi dico che come Governatore della Società devo avere un certo stipendio per sempre, cioè un vitalizio e che nessuno me lo può toccare (Diritto Acquisito). Poi emano una legge e dico che "tutti, tranne chi è il Governatore, devono equamente ripagare il debito". Il gioco è fatto. Facile, troppo facile. Anche un bambino lo capirebbe. Allora poichè lo capirebbe anche un bambino dovremmo renderlo più complicato, più difficoltoso da comprendere e sviscerarlo. Dovremmo allora rivolgerci a qualche "Azzeccagarbugli" o "Dottor Sottile", uno che delle cose semplici può farne cose complesse. Dovremmo chiedere un parere se ciò è fattibile a qualche soggetto illuminato. Che ne so. Potremmo chiederlo http://it.wikipedia.org/wiki/Pietro_Ichino. Leggete pure il CV, a voi la valutazione. Io come detto non valuto.

mercoledì 7 dicembre 2011

Un vecchio problema. Altrettanto vecchi ed inutili rimedi.

Congelo per un attimo la discussione sulle cause italiane che bloccano lo sviluppo per affrontare direttamente una delle conseguenze originate da tali cause: il debito italiano. Tornerò però sull'analisi dei motivi che impediscono lo sviluppo In Italia, poichè la loro disamina non è terminata. Volevo focalizzarmi sul problema del debito per l'urgenza del tema e per i tentativi che sono stati recentemente fatti per risolverlo. La "medicina" usata dal nuovo Governo è però sempre la stessa, ossia una combinazione di aumento tasse-riduzione spesa pubblica, e non affronta le radici del problema nè avanza modifiche strutturali per una sua risoluzione. Vale la giustificazione che questo Governo è solo agli inizi di un difficile percorso ma rimaniamo vigili e lucidi per monitorare se le "vere" riforme, che permetteranno di risolvere il problema del debito, saranno realizzate. Per capire alla radice il problema del debito italiano dobbiamo ripercorrerne la storia ed il susseguirsi di eventi e politiche che ne hanno determinato l'accrescimento smodato. Molti affermano che il problema del debito italiano è da ricollegare alla politiche dell'eccesso di spesa pubblica degli anni '80. In realtà il tema è più articolato e complesso poichè affonda le sue radici in un insieme di ragioni di tipo sociale, economico e finanziario, occorse ben prima degli anni '80. Il tema del debito italiano è da analizzare partendo dal Dopoguerra, ossia dopo la "rifondazione" di uno Stato Italiano, e quantomeno da collocare con particolare attenzione negli Anni Sessanta. I favolosi Anni Sessanta! Gli Anni Sessanta, così come gli Anni Cinquanta, sono il simbolo della rinascita italiana dalla guerra, del "Miracolo Economico", del risveglio di una nazione e della sua imprenditoria, in particolare di quella piccola e media e della grande innovazione in molti settori (come l'arredamento ma anche le automobili e i motocicli-la Vespa!- e così via). Come fece l'Italia ha creare questo "Miracolo Economico"? Su quali risorse costruì il suo successo? Sappiamo che l'Italia è sempre stata una nazione povera di risorse naturali (non certo ricca come altri Stati, tipo Nauru) e quindi certamente la sua ricchezza non derivò dallo sfruttamento di giacimenti petroliferi o di altri risorse del suolo o sottosuolo. L'Italia fece leva su una altrettanto preziosa risorsa rappresentata dal suo capitale umano. Quel capitale umano, spesso identificato con la creatività e fantasia, che fluì nelle produzioni ed affermò molti prodotti ed uno "stile italiano" nel mondo. Straordinari Anni Cinquanta-Sessanta! Negli anni Settanta la situazione cambiò. Ma perchè cambiò? L'Italia aveva forse perso il suo "capitale umano"? No, in realtà cambiò per un fattore esterno, non prevedibile ("un fattore esogeno" come direbbero gli economisti) e cioè le "crisi petrolifere". Le crisi petrolifere misero a nudo uno dei problemi strutturali dell'Italia, ossia la scarsa produzione energetica interna ed il forte gap con i paesi produttori ed esportatori di energia. I governanti italiani dovettero intervenire con una certa urgenza su questo tema. Una soluzione poteva essere quella di affrontare in modo molto deciso il tema dell'insufficiente produzione energetica (magari prevedendo la costruzione di nuove centrali anche nucleari, oppure lo studio e la diffusione di nuove tecnologie, etc.). Queste azioni avrebbero però prodotto i loro effetti solo più in là nel tempo, dopo molti anni, mentre era necessario fornire immediate risposte al problema della "crisi petrolifera". Iniziò un periodo non facile, di "austerity". Questa difficile situazione economico-sociale fu un fertile terreno per lo sviluppo di veementi proteste da parte di fasce deboli della società che spesso sfociarono in violenza sanguinosa (le Brigate Rosse, Lotta continua e gli altri movimenti "rivoluzionari" studenteschi). Il clima sociale peggiorò terribilmente (altro che "Dolce Vita" degli anni Sessanta!). Ero appena nato in quegli anni ma mio padre mi disse di aver avuto paura e di essere fuggito da Milano per "mettere al riparo" la sua famiglia da queste violenze (aggiungiamo pure che un giorno nella banca dove mio padre lavorava entrò Vallanzasca e possiamo comprendere quale potesse essere lo stato d'animo di quegli anni). Lo Stato Italiano fece molta fatica a combattere le proteste, la criminalità e la violenza e molti "martiri dello Stato" si immolarono, cadendo sotto i colpi di pistola di rivoluzionari o gruppi armati di protesta, fino a casi clamorosi e che rappresentano ancora "ferite indelebili" come il rapimento e l'uccisione di Aldo Moro. Una prima risposta, d'urgenza al problema economico, venne data attraverso una soluzione finanziaria ossia l'emissione di debito pubblico per finanziare il deficit generato dalle necessarie importazioni di energia, pagate a caro prezzo. Guardando il grafico riportato in questo post è possibile notare come il debito pubblico italiano iniziò la sua salita proprio nel corso degli anni Settanta. Gli anni Ottanta iniziarono un pò diversamente per l'Italia, non tanto perchè i vecchi problemi fossero tutto ad un tratto risolti, infatti i "fuochi rivoluzionari" non erano ancora spenti e le stragi erano ancora all'ordine del giorno, ma perchè vi furono alcune fortunate contingenze e nuove consapevolezze da parte di chi doveva affrontare il problema. Nel 1982 la nazionale di calcio italiana, ritenuta una delle "cenerentole" calcistiche, vinse inaspettatamente i Campioni del Mondo di calcio, dopo ben 44 anni! Io stesso che ero ancora bambino, ricordo il continuo scorrere di quelle immagini di giubilo e festa con Bearzot ed i suoi giocatori che alzavano la coppa ed il Presidente della Repubblica Pertini che esultava sugli spalti. Questo fatto produsse effetti molto più pervasivi di quanto si possa credere, di sicuro innalzò e non di poco l'autostima degli Italiani a tutti i livelli politico-sociali. La vittoria dei Mondiali non eliminò, va detto, i problemi strutturali italiani (come quello del deficit energetico) ma quantomeno cambiò la psicologia. L'economia, ed anche la finanza, sono assai spesso guidate dalla psicologia! I politici si accorsero che una soluzione di breve e di urgenza come quella di emettere debito pubblico poteva essere usata per sostenere i consumi, gli investimenti e forse anche i vizi di una nazione che aveva quantomeno migliorato il suo "umore". Attraverso questo strada sarebbe stato possibile ridurre anche i conflitti sociali (più persone con la "pancia piena", meno proteste!). E così fecero. Gli Italiani vissero i loro favolosi ed edonisti Anni Ottanta. Il debito crebbe a dismisura e i problemi strutturali non furono risolti. Dopo l'ubriacatura post-Mondiali degli anni Ottanta, con tanto di codazzo di Moda, sfilate e yuppismo, l'Italia si ritrovò negli anni Novanta. L'inizio degli Anni Novanta non fu facile poichè la "zavorra del debito" iniziò a pesare e dopo lo scandalo di Tangentopoli che mise a nudo il sistema politico-affaristico italiano degli anni Ottanta furono cercate delle soluzioni attraverso governi tecnici (Amato-Ciampi). Le soluzioni avanzate in quegli anni furono in prima istanza di breve termine (aumento tasse-riduzione spesa pubblica) e solo più tardi "relativamente strutturali" (alcune privatizzazioni "parziali" e le prime "timide" liberalizzazioni). Urgeva ricercare soluzioni "straordinarie" perchè l'Italia doveva soddisfare anche un altro importante obiettivo ossia "non perdere il treno per l'Europa", cioè entrare a far parte dell'Unione Monetaria Europa. Per farvi parte furono fissati dei criteri tra cui il rapporto massimo di debito/pil, che ovviamente l'Italia non rispettò ma per Lei venne fatta una "deroga" (d'altronde in Italia siamo maestri nelle deroghe! Vuoi che non ce la dessero proprio a noi?). Con l'entrata nell'Euro e nel Nuovo Millennio l'Italia vive un periodo di euforia a causa di un'economia drogata da speculazioni finanziarie (titoli Internet) e immobiliari (politica espansiva del debito-mutui "sub prime"). Terminata questa fase, quando dall'euforia si è passati alla crisi, l'Italia si trova con il solito vecchio problema: il suo ingente debito pubblico. E quali sono dunque i rimedi? Governo tecnico e aumento tasse/riduzione spesa pubblica. E la soluzione del gap energetico? E le privatizzazioni mancanti? E le liberalizzazioni convincenti? Insomma dov'è la vera politica dello "sviluppo"? Le idee certo non mancano ma bisogna realizzarle e renderle concrete. Per farlo dovremo seriamente lavorare sulle cause che bloccano lo "sviluppo" e le relative riforme. Nei prossimi posts riprendiamo quest'analisi, ma era necessario soffermarsi un attimo sul debito, il nostro "vecchio problema".

giovedì 1 dicembre 2011

L'ipocrisia dell'illuminato. Cattivi e buoni maestri.

A fronte di chi si rifugia in false giustificazioni per salvaguardare il proprio "diritto acquisito" c'è chi (apparentemente) si professa "antagonista dei diritti acquisiti" o strenuo difensore della libertà, della concorrenza ed in definitiva del merito. Attenzione che spesso dietro a questi "sbandieratori" della libertà e del merito si celano ipocriti arrivisti ambiziosi. Che male c'è a professarsi sostenitori del merito e proclamarlo anche ad alta voce? Nulla, basta essere coerenti. Molti di questi "paladini del merito" però coltivano carriere plurime con rendite di posizione che a loro volta non vogliono perdere. Non è infrequente imbattersi nel "riformatore dei contratti di lavoro" che pretende più flessibilità, più dinamicità, insomma più facilità nel licenziare e meno garanzie per il lavoratore. Un punto di vista che di fondo è condivisibile se serve ad eliminare i "diritti acquisiti" e le "rendite di posizione". Ma poi scopriamo che tale "riformatore" vuole che tutto questo succeda per gli altri, eccetto che per sè! Si, il reclamo di diritti e garanzia da parte degli altri va assolutamente eliminato, mentre per ciò che riguarda il proprio non se ne parla affatto! Ed ecco che scopriamo che il "riformatore dei contratti di lavoro" è in realtà contemporaneamente professore universitario a vita, avvocato, giornalista e pure ricopre incarichi in ambiti parlamentari. E questo sarebbe un "paladino del merito" e "riformatore dei contratti di lavoro"? Ma da che pulpito viene il palpito? Messo di fronte all'evidenza di assoluta incoerenza tra ciò che professa e la sua posizione indovinate un pò il soggetto cosa risponde? "Io non ho nulla di cui vergognarmi, i miei diritti li ho acquisiti a norma di legge!" Eccolo lì dunque un altro sostenitore del falso teorema dei diritti acquisiti travestito in modo camaleontico da rivoluzionario e riformatore! Tutti questi non sono altro che CATTIVI MAESTRI! E' chiaro che qualcuno a questo punto può dire: ma perchè non fai qualche nome? Non li faccio perchè non voglio arrogarmi il diritto di essere il Giudice supremo che emette giudizi e sentenze. Credo nella democrazia delle opinioni e forse ancora, utopisticamente (?), nella capacità di valutare di ciascun individuo. Oggi che disponiamo di Internet, che è un mezzo "buono", è facile per tutti scoprire chi sono i falsi maestri! Dopo aver letto ad esempio il commento di uno di questi dalle colonne di un giornale, in cui professa la sua "voglia di cambiare" e la necessità di eliminare diritti e rendite di posizione, basta poi inserire il nominativo di questo in un motore di ricerca (tecnicamente "Googolizzarlo"), per verificare se ciò che dice corrisponde a ciò che è e che fa. Basta un attimo e tutti lo possono fare. Internet dice molto di più di qualsiasi investigatore privato oppure oracolo. Internet per certi versi è un mezzo minimalista, freddo e crudo, perchè ti dice esattamente le cose come stanno, senza rivestirle, truccarle, abbellirle o mascherarle. Per questo è un mezzo utile, sebbene forse freddo. Fortunatamente ci sono anche i BUONI MAESTRI. Qui mi devo sbilanciare un pò però. Certo non è facile dire chi è un BUON MAESTRO, mi limito ad individuarne alcuni solo sulla base della loro coerenza, indipendentemente dalle loro idee. Ne cito tre, in ambito universitario, poichè in qualche modo li ho conosciuti o forse li ho solo "studiati a distanza". Il primo che cito è Luigi ZIngales, uno dei suo libri e numerosi suoi scritti hanno ispirato questo blog. Ho conosciuto (poco per la verità) Luigi durante un periodo da visiting professor che lui ha svolto circa 10 anni fa (attorno al 2002) presso la SDA Bocconi. Luigi Zingales insegna alla GSB dell'Università di Chicago ed è professore di economia e finanza. E' italiano ma vive da anni in USA. Potrebbe sembrare il classico caso del "cervello emigrato" e forse lo è. Luigi esprime le proprie idee in modo molto chiaro, con stile asciutto e diretto, e per certi versi "radicale". Si a mio modo di vedere è proprio un "radicale", ma i "radicali" servono anche se sono scomodi perchè dicono e fanno cose utili. Luigi dice e fa anche perchè è sicuramente un ambizioso (infatti non disdegna ruoli all'interno del consiglio di amministrazione come Telecom Italia), ma ha il pregio di fare tutto ciò con grande coerenza ed in modo fedele al proprio stile "radicale". Non è figlio di barone, è andato in USA ed ha studiato e lavorato duro, ha scritto molte pubblicazioni rinunciando anche (con sofferenza immagino) a molta della propria vita privata, ha raggiunto posizioni di rilievo accademiche ed incarichi prestigiosi ma non vive di "rendite di posizione" e non rivendica "diritti acquisiti". E' sempre e costantemente "all'attacco" e non gioca mai "in difesa". Lui è un BUON MAESTRO. Un altro è Alberto Alesina, noto professore Italiano presso Harvard. Non ho mai conosciuto personalmente Alberto Alesina, salvo averlo visto qualche volta gironzolare nei pressi della Bocconi in stile sobrio ed informale con uno zainetto della palestra. Lo cito perchè sebbene non lo conosco personalmente, penso però di conoscerlo molto bene e forse di capirlo. Alberto Alesina è nato a Broni, nell'Oltrepò Pavese, una terra che conosco bene perchè è la mia terra. Della mia terra conosco i valori, gli usi, le tradizioni, quei tratti insomma non comunicabili che plasmano e forgiano gli uomini che lì hanno avuto i natali. La gente della mia terra è operosa, poco chiassosa, tenace e capace di lavorare oltre l'immaginabile. La gente della mia terra porta con sè i valori della terra. Quei valori delle volte duri che creano lo spirito contadino. Quello spirito per cui non bisogna mai "alzare troppo la cresta" perchè la natura (la terra) oggi dà ma domani può togliere. Per cui il contadino è felice dopo aver raccolto i frutti, ringrazia, ma poi torna al suo lavoro, non si perde in un "brodo di giuggiole". In Alesina riconosco questi tratti. Penso sia un grande lavoratore a giudicare dall'immane lavoro di ricerca in ambito accademico che ha svolto e che continua a svolgere, sebbene sia già una "personalità" affermata. Nei suoi interventi "televisivi" non l'ho mai sentito sopra le righe, nè arrogarsi diritti che il suo spessore e la sua autorevolezza potrebbero anche giustificare. Non mi sembra famelico di incarichi e ruoli. Non è un difensore dei "diritti acquisiti". E' un BUON MAESTRO. L'ultimo che cito è un individuo di cui abbiamo parlato molto in questi giorni per un suo recente libro. E' un altro professore universitario (d'altronde io parlo solo di ciò che conosco!!). E' Pierangelo Dacrema, professore piacentino che insegna in Calabria. All'apparenza Dacrema può essere considerato un "accademico hippy", controcorrente e da "Mistero Buffo". Dacrema però ha sviluppato i suo temi "controcorrente" in maniera molto "coerente". Ha scritto libri di critica alle materie che insegna (come "La morte dei soldi" o "La schiavitù del PIL"). Il suo ultimo libro è un totale manifesto-anticonformista che si intitola "Fumo, Bevo e mangio molta carne!". Pare stia avendo molto successo, forse perchè in questo momento storico c'è voglia di nuove idee anche controcorrente e magari gli individui si stanno risvegliando dal loro torpore da "drogati di Grande Fratello". Non prendete però alla lettera tutto quello che dice Dacrema! Sarebbe pericoloso...Diamogli il beneficio della coerenza e premiamolo come BUON MAESTRO. Con buona pace di quei cattivi maestri che continuano a riempire le prime pagine dei giornali con le loro finte "caccia alle streghe" per poi mettersi al riparo da riforme che prima esaltano ma che poi non vogliono avere per sè, che hanno servitù e vassalli, che si inalberano se toccati sul vivo, che sono intimamente, moralmente, socialmente degli ipocriti e sconci CATTIVI MAESTRI di cui possiamo anche fare a meno.

mercoledì 30 novembre 2011

Il falso teorema del diritto acquisito ed il cumulo di cariche

Dall'ultima volta che ho scritto su questo Blog è cambiato molto nella Politica italiana, quantomeno il Governo. Noto però, ed avranno notato in molti, che il lupo continua "a perdere il pelo ma non il vizio". Nuovo Governo, solita Gerontocrazia. Età media del nuovo Governo spaventosamente alta con picchi di età da rabbrividire, da gelare il sangue pensando che alcuni dei ministri potrebbero necessitare non di un sottosegretario ma di una badante. Torniamo però sul nostro tema: i vincoli che frenano lo sviluppo in Italia. Il vincolo di cui tratto in questo post è un pò più articolato dei precedenti e non riassumibile in una o poche parole. Partiamo dal concetto di "diritto acquisito" e del falso teorema che lo supporta. Ma che cos'è un diritto acquisito? Lo traducessimo in inglese suonerebbe come "purchased right" o qualcosa del genere, quindi traducendolo di nuovo in Italiano parrebbe voler dire "un diritto che è stato comprato". Qualcuno potrebbe pensare che non c'è nulla di male nel comprare un diritto. Ad esempio se un soggetto desidera costruirsi una nuova casa può comprare un terreno ed il relativo diritto di proprietà. In realtà non stiamo parlando di un diritto di questo tipo, ma parliamo di un diritto alla "rendita di posizione" o al "vitalizio". Il vecchio vizio di cercare la rendita di cui abbiamo già parlato in precedenti post e che è stato alla base del fallimento dello Stato di Nauru. Il diritto alla "rendita di posizione", tra l'altro, spesso non viene nemmeno "comprato" cioè non viene pagato con denaro ma viene "coltivato" o si "ottiene" per altra via, come ad esempio il vassallaggio ad un politico di turno, ad un "barone" universitario o semplicemente per anzianità (sinonimo di Gerontocrazia!). L'elemento più squallido non è il diritto alla "rendita di posizione" in sè e per sè ma il falso teorema che lo supporta. Il falso teorema è spesso riportato come difesa da chi è tacciato di essersi appropriato (spesso impropriamente) di una "rendita di posizione". Il soggetto in questione spesso risponde dicendo "io ho acquisito legalmente questo diritto". Cioè? Cosa vuol dire questo soggetto con questa frase che lo vorrebbe giustificare? Qual è la dimostrazione teorica dell'acquisizione di un diritto alla "rendita di posizione"? E' molto semplice la risposta, cioè questo teorema non esiste, non c'è, non è mai stato studiato. Semmai c'è nella mente di chi pensa di averlo e lo crea, senza dimostrarlo, in modo del tuo autoreferenziale ("io penso che c'è il diritto acquisito, quindi il diritto c'è perchè lo sostengo io!"). Il teorema non c'è, è falso. E ci sono tantissimi esempi in molti ambiti di chi si vanta di aver "acquisito" un diritto alla "rendita di posizione". Ma questa frena lo sviluppo e costituisce un fortissimo freno alla crescita di una nazione dal punto di vista umano ancor prima che economico, poichè non favorisce l'ingresso delle nuove generazioni sul mercato che è ingessato da posizioni di "diritti acquisiti". Vi ricordate il primo post di questo blog? Andatevelo a rileggere nel caso. In quel post io parlavo di due concetti fondamentali per lo sviluppo: l'accesso al mercato e l'accesso ai capitali finanziari. I "diritti acquisiti" costituiscono una barriera "invisibile" all'accesso sul mercato da parte di chi vuole entrare nel mercato per competere con i propri servizi o prodotti o in definitiva con le proprie qualità ed i propri meriti. L'altro fenomeno che si accompagna al teorema falso dei "diritti acquisiti" è quello del cumulo di incarichi. Esempio, in Italia grazie ai "diritti acquisiti" esistono soggetti che riescono a decuplicare i propri ruoli, incarichi e stipendi sebbene in realtà lavorino sempre e un numero di ore necessarie a giustificare solo uno di questi ruoli e stipendi. Ad esempio, in Italia è assai frequente imbattersi in "professori universitari - commercialisti - membri di consigli di amministrazione - presidenti di collegi sindacali - presidenti di società - consulenti del governo - membri di enti locali" (????!!!???). Ma come fanno a fare tutto ciò? Molto semplice, non fanno tutto ciò ma hanno una "posizione" che nessuno può attaccare. L'aspetto più vergognoso è che alcuni di questi ruoli siano in ambito pubblico con contratto a tempo indeterminato (ossia nessuno mai potrà rimuovere questi soggetti dal loro ruolo anche se inefficienti, cialtroni o perditempo). La mia proposta è che chi sigla un contratto a tempo indeterminato in ambito pubblico NON possa fare altre carriere professionali. Nessuna! Non ci può essere il professore universitario con contratto pubblico che fa anche l'avvocato. O fa il professore universitario o fa l'avvocato. Non ci deve essere il primario dell'ospedale pubblico con contratto a tempo indeterminato che fa anche il medico nello studio o clinica privati. O fa il primario all'ospedale o fa il medico nel privato. Spesso potrete riconoscere un'altra giustificazione falsa di chi beneficia del teorema del "diritto acquisito" e del cumulo di cariche poichè il soggetto vi dirà che lui fa tutto ciò "a norma di legge". Quindi per evitare queste scuse emaniamo una legge che vieti e punisca chi cumula più incarichi se in possesso di un contratto pubblico a tempo indeterminato. Così più spazio sarà creato sul mercato e forse i giovani, brillanti e meritevoli, riusciranno a farsi una posizione senza "acquisirla" ma semplicemente "meritandosela".

lunedì 31 ottobre 2011

La famiglia..."amorale"

"Gerontocrazia!" cantavano più di 30 anni fa gli Area ( http://www.youtube.com/watch?v=T2RvkrZuE9I ), una delle band di maggiore spessore intellettuale, dalle migliore capacità tecniche musicali, del più grande talento vocale nostrano mai avuto (Demetrio Stratos), con idee formidabili mixate ad un grande e sofisticato tessuto sonoro, implacabili nel portare avanti idee forti, radicali e senza paura (basti ricordare "Luglio, Agosto, Settembre...nero!") dove fornivano un punto di vista critico su uno temi più dibatutti della politica internazionale di quegli anni. Per tutti questi motivi furono relegati al ruolo di "band di nicchia" o "d'avanguardia" o "di genere", in poche parole da tenere distante dal grande pubblico, per loro di spazio in Italia non ce n'era, al massimo solo un piccolo "spazietto" in un angolo, senza disturbare troppo i "dinosauri" della Grande musica italiana. Gli Area incarnavano tutti i connotati tipici dei giovani "desiderosi ed ardenti" (rileggetevi la descrizione che ne ho fatto!!), ed anche per questo furono relegati e segregati ad un ruolo marginale dalla "Gerontocrazia". La Gerontocrazia è uno dei principali ostacoli per lo sviluppo dell'Italia, ma non é il solo. Altre forze infatti lavorano "con" o "per " la Gerontocrazia, la sostengono e la promuovono, molto spesso in maniera viscerale sebbene inconscia. Uno degli istituti fortemente radicati in Italia che si fa promotore della Gerontocrazia, sebbene incarni virtù o valori condivisibili, è la Famiglia. La Famiglia si sa nel nostro Paese è una istituzione, un caposaldo su cui si regge la nostra organizzazione sociale, etica, morale ma spesso anche industriale e...politica. Pochi anni or sono in Italia c'era anche un "Ministero per la Famiglia", come a sancire la difesa di un elemento strategico per la nostra Nazione, al pari di un "Ministero per il Petrolio" di una nazione petrolifera! Ma non mi si prenda per blasfemo se dico che la famiglia é un istituto che supporta la Gerontocrazia ed un ostacolo per lo sviluppo dell'Italia. Questa mia considerazione non nasce da una "presa di posizione" politica ma da una semplice osservazione della realtà. Si tratta, nei fatti, di un riscontro empirico. La Famiglia alleva, educa e protegge, e nessuno ne vorrebbe fare a meno, al tempo stesso pero' la famiglia impone un sistema di avanzamento basato su un principio semplice ed implicito: "il più anziano comanda", ed imbriglia le generazioni più giovani che devono accettare ed aspettare "il proprio turno". Il sacrosanto rispetto e stima per le generazioni più vecchie, per il loro contributo di esperienza, per la loro saggezza che è spesso garanzia di solidità non deve far mancare un concetto semplice, dimostrato da numerosi esempi dell'esperienza umana, che lo sviluppo puo' venire solo da un atteggiamento "affamato", energico ed in alcuni casi anche spregiudicato. Questo atteggiamento non é certo incarnato dai più "senior" bensi' dai giovani! Ai giovani deve essere permesso di farsi avanti quando la situazione a maggior ragione lo richiede, per poi affidarsi alle generazioni più mature in un momento successivo, di consolidamento, per garantire equilibrio ed equità. Nel panorama globalizzato odierno e' imprescindibile non assumere un atteggiamento votato alla continua ricerca di sviluppo che produce, oggi, solo momentanei stalli di relativo consolidamento, su cui innestare un'azione dei senior. Se la famiglia ordina; come sempre, "di mantenere le posizioni" produce incapacità dei giovani di assumersi le proprie responsabilità, in un momento che al contrario le richiede! Pertanto sentiamo spesso parlare del fenomeno dei "bamboccioni", letteralmente traducibile in "scansafatiche mai cresciuti che non vogliono assumersi le loro responsabilità", come prodotto refluo delle nostre famiglie. Molti in passato si sono indignati ed hanno espresso giudizi severi di vergogna nei confronti dei "bamboccioni" (vedi l'economista ed ex Ministro Padoa Schioppa), ma non si sono posti correttamente il problema di agire sulla causa a monte che li ha generati, ossia la famiglia "amorale". Dobbiamo quindi lavorare a monte sulla causa, dobbiamo lavorare sulla famiglia per renderla un istituto "flessibile" e con una gerarchia in grado di trasmutare a seconda delle diverse condizioni economiche e sociali. La famiglia infatti non é e non puo' essere in assoluto e sempre un istituto "morale", lo é o lo diventa solo quando riesce a diventare una micro-organizzazione sociale in grado di promuovere e garantire il benessere di una nazione, non quando si cristallizza in tabù e causa l'inerzia di una nazione. In quest'ultimo frangente diventa solo ed unicamente una famiglia "amorale".

mercoledì 26 ottobre 2011

Gerontocrazia: avanti i vecchi, i giovani a casa


Terminato il racconto della storia di Nauru proviamo a capire ciò che in breve questa storia ci ha insegnato. I Naurani si sono trovati in possesso di una grande fortuna derivante da una fonte di ricchezza naturale, i fosfati. I Naurani non sono stati in grado però di gestire questa grande ricchezza per creare condizioni di sviluppo e di benessere duraturo. Che cosa, in sintesi, hanno sbagliato i Naurani? In estrema sintesi i Naurani non hanno investito i fondi derivanti dai fosfati in investimenti di sviluppo, bensì si sono accomodati su investimenti conservativi, delle rendite immobiliari. Tali investimenti permettevano di generare proventi certi a fronte però di rendimenti normali ma soprattutto di nulle opportunità di sviluppo futuro. I soldi di Nauru insomma furono "messi a reddito" anziché essere investiti in progetti o attività capaci di rimpiazzare la fine dei giacimenti di fosfati. Quali potevano essere questi progetti? Difficile (o facile) a dirsi ex-post, ma i veri e più classici investimenti in sviluppo ruotano tutti attorno ad una medesima base: la valorizzazione del capitale umano e del suo potenziale. Perchè Nauru non ha investito nella formazione di una classe di dirigenti pubblici competenti anche in ambiti finanziari, viste le immani ricchezze da gestire? Perchè non ha investito nella formazione di una classe di ingegneri capaci di seguire e monitorare l'andamento dei giacimenti di fosfati in modo da predirne per tempo la fine e avvisare per tempo i politici della necessità di rimpiazzare questa risorsa? Perchè non ha investito nell'arricchimento delle infrastrutture e dell'offerta turistica dell'isola? Perchè semmai non ha anticipato la soluzione di costituire un sistema off-shore con un sistema bancario moderno ed efficiente? I Perchè potrebbero sprecarsi ora, ma non dobbiamo sprecare altro tempo, dobbiamo serbare ed appropriarci della storia di Nauru ed applicarla a nuovi casi problematici. La domanda sorge dunque spontanea: ma l'Italia, il nostro Bel Paese, assomiglia a Nauru? La risposta immediata (e per alcuni ovvia) è un "no". Perchè è un "no"? Molto semplice, ci sono numerosissime differenze: Nauru è un atollo mentre l'Italia è una penisola, Nauru ha una popolazione di poche migliaia di abitanti mentre l'Italia ne ha quasi 60 milioni, Nauru aveva una fonte di ricchezza naturale mentre l'Italia è povera di risorse naturali ma ricca di altre risorse. Ecco fermiamoci su questo ultimo punto. E' vero l'Italia è povera di risorse naturali ma ricca di altre risorse. Ma per smentire l'affermazione che l'Italia non sia come Nauru dobbiamo concentrarci non tanto sulla struttura del patrimonio della nazione ma sulla capacità di conservarlo. Quindi la domanda giusta da porre è la seguente: ma l'Italia, il nostro Bel Paese, assomiglia a Nauru in quanto a capacità di gestire le sue ricchezze? E qui la risposta è molto meno scontata. L'Italia è povera di risorse naturali ma ricca di capitale umano che produce i suoi frutti in numerosi ambiti come la moda, il design, le auto, il cibo e più in generale l'arte. Ma l'Italia sta gestendo in modo corretto il suo capitale umano? L'Italia, mutuando dalla storia di Nauru, sta investendo nello sviluppo del suo capitale umano per garantirsi condizioni di sviluppo per il futuro? L'ago della risposta inizia ora a pendere più dalla parte del "no". Quali sono le problematiche che non permettono all'Italia di investire nello sviluppo del suo capitale umano? Forse molte ma iniziamo da una molto semplice: gerontocrazia. La gerontocrazia, e già dal nome sembra una malattia, è la concentrazione del potere su persone anziane (andate a leggervi la definizioni di Wikipedia e poi ditemi se non ci riconoscete la descrizione dell'Italia, http://it.wikipedia.org/wiki/Gerontocrazia ). La concentrazione del potere nelle mani degli anziani non permette ai giovani di emergere quindi non permette a una nazione di investire nello sviluppo del suo capitale umano. Recentemente i Giovani Imprenditori di Confindustria dal loro convegno annuale di Capri hanno lanciato delle proposte che mi hanno colpito, non tanto per il contenuto che è condivisibile (in sintesi "abbassare le tasse ai giovani, ridurre il cuneo contributivo per chi entra nel mercato del lavoro, detassare le nuove imprese, abolire il valore legale dei titoli di studio"), tutte in favore di uno slancio verso gli investimenti di sviluppo in capitale umano. Ma le loro proposte mi hanno colpito per i mittenti cui i Giovani Imprenditori di Confindustria le hanno rivolte e ai quali chiedono di condividerle. In particolare i Giovani Imprenditori di Confindustria, oltre che al Presidente del consiglio (ultrasettantenne), le hanno rivolte al Presidente della Repubblica, ultraottantenne! Il fatto che il Presidente della Repubblica le abbia condivise e questo abbia reso "felici" i Giovani Imprenditori, come se avessero ottenuto qualcosa mi ha mosso una grande tenerezza nei loro confronti. Questa situazione mi ha ricordato quella dei nipotini che chiedono al nonno un commento sui loro scarabocchi e lui gli risponde "Siete dei grandi artisti!"...insomma facciamogli un complimento così cresce la loro autostima, d'altronde sono bambini!!! Ma che senso può avere quello di affidare la Presidenza di una nazione ad un ultraottantenne e chiedergli di occuparsi del futuro del capitale umano? Nel nostro Bel Paese il primo problema è la gerontocrazia e l'unico modo di combatterla e limitarla è quello di inserire un limite massimo all'assunzione di cariche per lo svolgimento dei compiti di Presidente del Consiglio e di Presidente della Repubblica. La mia proposta: massimo 60 anni per l'assunzione dell'incarico di Presidente del Consiglio e massimo 65 anni per l'assunzione della carica di Presidente della Repubblica. Nel prossimi blog seguirà la disamina di altri problemi che affliggono il nostro Bel Paese e ne inibiscono lo sviluppo del suo capitale umano, principale fonte di ricchezza dell'Italia.

lunedì 17 ottobre 2011

La fine della storia di Nauru e come si evolverà questo Blog


Con il precedente post si chiude il racconto dell'incredibile vicenda economica ed umana dello stato di Nauru. Da questa storia possiamo trarre alcuni importanti insegnamenti, da preservare con grande attenzione se non vogliamo ripetere nel nostro piccolo, o nel grande, i medesimi errori. I Naurani per molti anni prosperarono grazie alla scoperta dei giacimenti di fosfati e si trovarono a vivere di rendita. Purtroppo non seppero gestire questa rendita, questa incredibile fortuna che il destino aveva assegnato loro. Anzichè impiegare gli ingenti introiti in forme d'investimento opportune che avrebbero potuto rimpiazzare a lungo termine il reddito delle concessioni dei giacimenti, i Naurani investirono in altre attività che avevano la caratteristica di rendita, misero il loro capitale "a reddito" in immobili ma non generarono occasioni di sviluppo. In sintesi, Nauru non fu in grado di investire nello sviluppo futuro. Cosa potevano fare i Naurani? Tante cose, e forse parlarne con il senno di poi è facile. Sebbene non è detto che avrebbero di sicuro avuto successo, potevano però quantomeno provare ad investire in forme di sviluppo. Ma quali? Gli investimenti in sviluppo sono quelli che hanno a che fare con la valorizzazione delle risorse disponibili e del capitale umano. Nauru di risorse naturali non ne aveva moltissime, questo va detto, ma aveva una posizione invidiata di "piccolo paradiso" sulla Terra ed aveva, e tuttora possiede, un popolo. Perchè non investire di più sul territorio stesso e sulla sua capacità di attrattiva turistica anzichè mettere capitali in un hotel a Sydney? Perchè non investire sulla formazione e sull'educazione della propria popolazione, formando una classe dirigente più competente e capace anche di affrontare gli investimenti strategici di una nazione? Perchè semmai, in assenza di altre alternative efficaci, non trasformare da subito Nauru in un "paradiso fiscale" con un sistema bancario moderno e altamente qualificato? Tanti perchè ed una sola certezza: i Naurani stanno ora lottando per la loro sopravvivenza. Per questo hanno bisogno di un aiuto. Anche se non credo che il modo migliore per dare aiuto sia semplicemente quello di inviare denari, perchè come dice un vecchio detto "non bisogna dare all'affamato il pesce, ma aiutarlo a pescare", data la distanza e l'impossibilità di molti di raggiungere l'atollo e dare un aiuto concreto, segnalo questo link per gli aiuti umanitari a Nauru: http://www.care4nauru.com/. Ora che è finita questa storia che ne sarà di questo blog? In realtà la storia di Nauru è servita come preambolo, come ottima "case history" direbbero in un corso MBA, per discutere i temi dell'economia e della finanza dello sviluppo e questo blog continuerà a trattare di questi temi, avendo però fatto prima un pò di "scuola" a coloro che si avvicinano per la prima volta a queste tematiche. Il blog ora affronterà i temi di maggiore attualità, focalizzandosi in particolare sulle problematiche dell'Italia e di quei problemi, quantomai odierni, delle sue istituzioni, persone e politiche che bloccano gli investimenti di sviluppo e non favoriscono la crescita economica, deprimendo le nuove generazioni e rischiando di produrre nuovi "casi Nauru".

domenica 16 ottobre 2011

Fine del Guano, fine della parabola di Nauru...ed i sogni di gloria anzichè prendere il volo rimangono a terra.


L'esaurimento delle miniere di fosfati segnò inesorabilmente anche la fine economica del piccolo staterello di Nauru e dei suoi sogni di gloria. I Naurani dovettero rendersi conto che la loro "manna dal cielo" era finita, scavarono per tutta l'isola ma non trovarono niente che la potesse rimpiazzare. Anzi, l'isola era ormai un "colabrodo", devastata da anni di scavi forsennati delle multinazionali. L'ancora di salvataggio di questa piccola nazione erano gli investimenti finanziari fatti negli anni passati. Questi investimenti erano stati aggregati all'interno di un veicolo di investimento,il Nauru Phosphate Royalties Trust, che doveva essere la holding finanziaria, o per semplicità la "cassaforte", dello Stato di Nauru. I piu' importanti investimenti, che rappresentarono realmente almeno in un primo momento il "salvagente" di Nauru, erano gli immobili a Melbourne (Nauru House) e a Sydney (Mercure Hotel), mentre gli investimenti "spericolati" effettuati dal fondo patrimoniale azzerarono letteralmente il capitale che vi era stato investito. Tra questi investimenti "spericolati" vi era l'investimento in un musical ("Leonardo: The muscial") che si rivelò un totale insuccesso sia dal punto di vista di pubblico che dal punto di vista finanziario, l'acquisto di un ex area industriale da riconvertire e sviluppare (Carlton and United Breweries a Melbourne) che fu successivamente rivenduta senza nessuno sviluppo e per finire il finanziamento ad un club di football di secondo rango, il Fitzroy Football Club, che venne poi liquidato. Dopo la fine dei fosfati le casse dello Stato iniziarono ben presto a languere, anchè perchè sulla scorta dei grandi introiti delle rendite dei fosfati lo Stato di Nauru aveva impostato un grande sistema di welfare che garantiva a tutti un salario, senza bisogno di lavorare. Per mantenere questo sistema, in attesa di trovare qualche altra forma di sostentamento, lo Stato di Nauru dovette indebitarsi con gli Stati esteri, poichè gli introiti dalla rendite immobiliari di Sydney e Melbourne non furono bastevoli per sfamare la popolazione. In breve tempo il debito contratto dallo Stato di Nauru crebbe e divenne insostenibile e così il governo dovette vendere tutti e due i mega-immobili di Sydney e Melbourne per ripagare i propri creditori. La vendita del "totem" dei Naurani (la mitica Nauru House di Melbourne di cui abbiamo parlato a lungo in un precedente post), segnò anche simbolicamente la fine del "sogno economico" di Nauru e di una dura ricaduta a terra, con una presa di coscienza definitiva che ora i Naurani si trovavano sul lastrico. Rimase a terra anche la compagnia aerea di bandiera, la Air Nauru, che disponeva di un solo aerero ma che permetteva di collegare l'atollo con il resto del mondo. A quel punto Nauru si ritrovò senza piu' un quattrino ed isolata dal resto del mondo. Questa sciagura economica è recente poichè la fase piu' acuta della crisi economica di Nauru si è verificata tra il 2005 ed il 2006. Dopo questo biennio "horribilis" la nazione ha provato a risollevarsi attraverso nuove iniziative, come la trasformazione in un "paradiso fiscale" (oggi Nauru è considerata una nazione off-shore "black list"), che però non ha prodotto risultati tali da riattivare economicamente la nazione, e la ricerca di numerosi sostegni economici da parte di Stati esteri (in particolare Australia e Cina). Con questi aiuti almeno l'aereo della compagnia di bandiera ha ripreso a volare e con esso le speranze di un futuro migliore per i Naurani, che ancora oggi sono alla prese con il problema di avere una qualche forma di sussistenza economica.

giovedì 8 settembre 2011

Preghiera al Guano...per eterno riposo

Guano! Manna divina,"oro bianco", fonte di ricchezza e di vita! Chissà quante volte i Naurani avranno rivolto questa sorta di preghiera al Cielo, ringraziando la Terra per questi depositi sedimentati da cui scaturivano dollari (o sterline) in continuazione e ricadevano su questo popolino prima bistrattato dal mondo e poi vezzeggiato e riverito. Chissà quali balli tribali avranno ballato, quali canti avranno intonato a Sua Maestà Guano, come se fosse una divinità pagana illustre e rispettata! Ma il Guano in realtà di divino aveva ben poco, nulla per dirla tutta. Era una entità terreste, solida certamente, ma inerme e incapace di intendere e di volere, pur sempre terrestre e come tale, caduca, cioè con una scadenza, una fine, come il formaggino. Ed anche il Guano di Nauru ben presto iniziò piano piano a diminuire portandosi sempre più vicino all'esaurimento. Eh già, certo, direte voi, il Guano non è mica una risorsa rinnovabile come il sole, il vento, l'acqua da cui possiamo produrre "energie rinnovabili" in grandi quantità. Il Guano a furia di estrarlo si esaurisce...I Naurani forse non lo sapevano, oppure lo sapevano ma non lo volevano ammettere, non volevano farsene una ragione poiché forse il solo pensiero che quella preziosa risorsa finisse avrebbe fatto venire l'esaurimento a tutta la popolazione! Quindi non ci pensarono, forse perché troppo indaffarati nell'allestire il loro Totem a Melbourne. A sentire dire in giro per il mondo: "Oh ma che bravi questi Naurani! Che ricchi! Che belli!". Molti Naurani saranno rimasti delle giornate intere a testa in su ad ammirare il Totem. A guardare il cielo e la punta più estrema del grattacielo che quasi la tocca. Da un piccolo atollo alla punta del cielo, ad un passo dal Paradiso. Che sensazione meravigliosa. Ma la realtà è spesso più dura del previsto ed il sogno "paradisiaco" si trasformò ben presto in un incubo. Il Guano finì. E con la fine del Guano anche la favola di Nauru iniziò ad avviarsi verso il crepuscolo. Finito il Guano le multinazionali estrattive straniere presero a ritirarsi e con quel ritiro venne anche meno l'obbligo di pagare al Governo Nauriano i diritti per l'estrazione. D'altronde non c'era più niente da estrarre. I Naurani in un primo tempo rimasero sbigottiti, se la presero un pò per questi stranieri che erano venuti a sfruttare i loro preziosi giacimenti ed ora che erano finiti se ne tornavano rapidamente a casa loro, senza nemmeno salutare, o forse i più educati facendo appena un cenno di saluto. Ma come! Neanche un minimo di riconoscenza per quel Paese che li aveva ospitati per anni, per decenni, che gli aveva dato un lavoro, che li aveva sfamati, che li aveva divertiti? No, nessuna concessione ai sentimentalismi e nessun atto di riconoscenza. Guano finito, stabilimento estrattivo smantellato. Semplice equazione. Saluti, alla prossima. I Naurani però non si persero d'animo poiché sapevano di poter contare sugli investimenti fatti. La Nauru Tower ("Il Totem) e l'albergo in centro a Sydney avrebbe mantenuto la loro splendida, piccola ed ora svuotata Nazione! O almeno questo pensavano...
 
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